Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso a seguito di discussioni di usare nella nomenclatura delle pagine il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 oppure ISO 639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Nascinu tutti l'omi libari è pari di dignità è di diritti. Pussedinu a raghjoni è a cuscenza è li tocca ad agiscia trà elli di modu fraternu.
Il Padre Nostro
Nascinu tutti l'omi libari è pari di dignità è di diritti. Pussedinu a raghjoni è a cuscenza è li tocca ad agiscia trà elli di modu fraternu.
Cartelli bilingue francese/còrso nei quali è stata cancellata la versione francese
Il còrso è attualmente parlato in diverse varianti nell'isola di Corsica, con l'eccezione di Bonifacio, dove è parlata (da un numero sempre minore di locutori) una variante ligurebonifacina. Anche a Calvi, un tempo come Bonifacio quasi completamente abitata da popolazioni di origine genovese, si parlava una variante ligure che tuttavia appare in via di estinzione, mentre a Cargese (Καργκέζε) - già colonia di esuli greci prima trapiantati a Paomia (seconda metà del'600) - si parla un còrso che ha assimilato alcuni termini greci e la lingua greca è ormai utilizzata ai soli fini liturgici.
Al di fuori dell'isola, a seguito di ingenti fenomeni di emigrazione e scambio iniziati fin dal Medioevo, si parlano due varianti della lingua còrsa nel nord della Sardegna:
il sassarese, parlato a Sassari e nella zona di Castelsardo, considerato un idioma di transizione tra còrso e sardo in quanto - pur accomunato nella struttura e nella grammatica al gallurese e al còrso meridionale - ha subito fortissime influenze del sardo logudorese nel lessico e nella pronuncia.
Il dialetto in via di estinzione della vicina Isola di Capraia nell'arcipelago toscano presenta inoltre diversi punti di contatto con il còrso a causa della forte vicinanza geografica, storica e culturale fra le due isole.
Si stima che il còrso sia parlato in Corsica da circa 90/100.000 locutori su 275.000 abitanti dell'isola, essendo molti di questi ultimi di madrelingua francese (dati da una ricerca dell'INSEE del 2004 [1]), ai quali devono comunque essere aggiunte le popolazioni emigrate in Francia (per un totale di 133.000 individui in Francia) nonché in altre nazioni. Il numero dei locutori stimati per il gallurese ammonta invece a circa 80.000 unità (sui circa 120.000 abitanti della Gallura). Ethnologue fornisce un dato complessivo (ampiamente sovrastimato) da 341.000 a 401.000 locutori del còrso.
Classificazione del còrso
« Lingua possente, e de' più italiani dialetti d'Italia »
Il còrso è classificato come una lingua autonoma nel gruppo delle lingue neolatine (sottogruppo: lingue italo-romanze, codice ISO: co) ed è riconosciuta come lingua regionale dello Stato francese.
Ciononostante essa è strettamente imparentata ai dialetti italiani del gruppo toscano (in particolare ha conservato diverse caratteristiche dei dialetti medioevali) con i quali può per alcuni aspetti essere classificata ai fini linguistici (pur riconoscendo la presenza di un substrato autoctono e uno sviluppo autonomo specie a partire dall'appartenenza politica alla Francia nel 1789). Pertanto la denominazione di "lingua" è ritenuta impropria da alcuni linguisti, che considerano il còrso un dialetto italiano. L'affinità fra italiano e còrso è comunque maggiore rispetto a quella che c'è fra l'italiano e altre lingue parlate nel territorio italiano e tradizionalmente considerate "dialetti", come il lombardo o il siciliano. Il corso e l'italiano sono così simili che chi conosce una lingua riesce a capire anche l'altra pur non avendola mai studiata.
Storia, evoluzione e letteratura del còrso
Non si hanno molte notizie su quale fosse stato il sottostrato linguistico prelatino degli antichi abitanti della Corsica (le civiltà preistoriche e i torreani) antecedentemente alla conquista romana e alla sua latinizzazione. Quello che è noto sono alcune radici rimaste nei toponimi e nel lessico (KAL/KAR: Calanca, Calacuccia; KOR: Corsica, Corte; TAL/TAR: Taravo, Tallano; TEP: teppa; TAV: Tavignano, Tavera) e che in periodo romano tribù còrse occupavano anche l'odierna Gallura nel nord della Sardegna (che presenta similitudini anche nei resti archeologici). Dopo la caduta dell'Impero Romano e la formazione dei primi volgari la Corsica presenta caratteristiche linguistiche di tipo conservativo (di cui è rimasto un retaggio nelle parlate della zona meridionale dell'isola). Dall'XI secolo la situazione è stata fortemente mutata specie nella parte settentrionale dell'isola dal contatto diretto con i dialetti toscani di tipo pisano, anche a seguito degli ingenti tentativi di ripopolamento effettuati dai dominatori Pisani favoriti dalla notevole vicinanza geografica. Dal XIII al XVIII secolo i pisani vengono sostituiti dai genovesi, i quali insediano interi borghi di lingua ligure (Bonifacio e Calvi) ma, pur introducendo un notevole influsso genovese nei dialetti locali, di fatto proseguono nell'utilizzo del toscano illustre come lingua scritta e di cultura. Questo spiega il motivo per cui fino a questo momento in Corsica l'unica lingua utilizzata nelle comunicazioni scritte è stato l'italiano, e prima di esso il latino. Nel XIV e XV secolo comunque diversi atti e testi redatti apparentemente in volgare toscano da personalità e scrittori còrsi rivelano in realtà la situazione linguistica dell'isola nel periodo: si vedano i Cartolari della diocesi del Nebbio della metà del XIV secolo in toscano corsicizzato (actum in lo loco ove se dice a la buda de la diocese de Nebio (...) secundo la usança e la consuetudine de la dicta contrata, erano convocati et congregati a parlamento Uppecinucio Corthincho de Petralarata, podestae de Nebio, et la maior parte de li clerici et de li nobili et de li populari de Nebio), la Deposizione del rettore della chiesa di San Nicolò di Spano di Iohanni Provintiale del 1400, uno dei più antichi testi in volgare còrso, la Lettera ai protettori delle compere del Banco di San Giorgio del vescovo di Ajaccio Jacopo Mancoso del 1480, la Lettera di prete Polino da Mela ai protettori del Banco di San Giorgio del 1489 e Lettera dall'esilio di Giovanpaolo Leca, conte di Cinarca, ai figli del 1506. Dal XIX secolo, a seguito della vendita e dell'annessione francese del 1789, è il francese a venire adottato come lingua ufficiale soppiantando l'italiano verso la fine del secolo.
Il còrso ha sempre avuto fondamentalmente trasmissione orale. La codificazione della stessa come lingua scritta avviene pertanto solo in epoca recente e risente inizialmente del forte influsso italiano e francese. Il primo testo pubblicato in còrso sono le strofe di U sirinatu di Scappinu nel testo Dionomachia (1817) di Salvatore Viale (1787-1861). Nella seconda metà dell'Ottocento si susseguono le opere del vescovo di Ajaccio Paul-Mathieu de la Foata (Poesie giocose, in lingua vernacola della Pieve d'Ornano), le Cummediôle di Petru Lucciana (1832-1909) tra cui In campagna, cummediôla in 2 atti, Francesco Domenico Falcucci con il Vocabolario dei dialetti della Corsica (pubblicato postumo solo nel 1915 e che introduce i gruppi ghj e chj a indicare le sonorità caratteristiche delle parlate còrse) e Santu Casanova (1850-1936) con la collana A tramuntana (1896-1914). Sorge evidente in questa fase il problema della normalizzazione dell'ortografia della lingua scritta che occuperà i linguisti còrsi per tutto il XX secolo. All'inizio del secolo le pubblicazioni periodiche A muvra (1920-39) e L’annu corsu (1923-36) poi rinominata L’Année Corse(1937-39) e dopo la metà del Novecento U Muntese (1955-72). Tra gli scrittori del XX secolo che hanno maggiormente contribuito alla normalizzazione del còrso scritto si cita Pascal Marchetti (1925-) autore di Intricciate è cambiarine, del còrso Le corse sans peine/U corsu senza straziu e del dizionario còrso-francese-italiano L'usu corsu.
Pronomi e aggettivi possessivi: mèiu/mè, tòiu/tò, sòiu/sò, nostru, vostru, sòiu/sò
Pronomi e aggettivi dimostrativi: questu/quistu-questi/quisti (questo-questi), quessu/quissu-quessi/quissi, quellu/quiddu-quelli/quiddi (quello-quelli)
Verbi: I verbi hanno fondamentalmente quattro coniugazioni (-à, -é, -e/-a, -e/-ì) delle quali la seconda e la terza presentano alcune caratteristiche comuni.
Verbo esse/essa (essere):
Indicativo presente: eiu sò/socu, tu sè/sì, ellu/eddu hè, noi semu, voi sete/seti, elli/eddi sò;
Indicativo imperfetto: eiu era/eru, tu eri, ellu/eddu era, noi eramu/erami, voi erate/erati, elli/eddi eranu/erani;
Indicativo passato remoto: eiu fui/fubbi, tu fusti, ellu/eddu fù/fubbe, noi fuimu/fubbimu, voi fuste/fusti, elli/eddi funu/funi/fubbenu;
Indicativo futuro: eiu saraghju, tu sarai/saré, ellu/eddu sarà, noi saremu, voi sarete/sareti, elli/eddi saranu/sarani;
Congiuntivo presente: chi eiu sia/sii, chi tu sia/sìi, chi ellu/eddu sia/sii, chi noi sìamu/sìami, chi voi sìate/sìati, chi elli/eddi sìanu/sìani;
Congiuntivo imperfetto: chi eiu fussi, chi tu fussi, chi ellu/eddu fussi, chi noi fussimu/fussimi, chi voi fussite/fussiti, chi elli/eddi fussinu/fussini;
Condizionale: eiu sarìa, tu sarìsti, ellu/eddu sarìa, noi sarìamu/sarìami, voi sarìate/sarìati, elli/eddi sarìanu/sarìani;
Gerundio presente: essendu;
Gerundio passato: essendu statu;
Verbo avè (avere):
Indicativo presente: eiu aghju, tu ai, ellu/eddu hà, noi avèmu/èmu, voi avète/avèti/èti, elli/eddi anu/ani;
Indicativo imperfetto: eiu avia/aviu, tu avii, ellu/eddu avia, noi avìamu/avìami, voi avìate/avìati, elli/eddi avìanu/avìani;
Indicativo passato remoto: eiu ebbi/abbi, tu avesti/avisti, ellu/eddu ebbe/abbe, noi ebbimu/avetimu, voi aveste/aviste/avetiti, elli/eddi ebbenu/abbenu/avetenu;
Indicativo futuro: eiu avaraghju, tu avarai/avaré, ellu/eddu avarà, noi avaremu, voi avarete/avareti, elli/eddi avaranu/avarani;
Congiuntivo presente: chi eiu abbia/aghjia, chi tu abbii/aghji, chi ellu/eddu abbia/aghja, chi noi àbbiamu/àghjimi, chi voi àbbiate/àghjiti, chi elli/eddi àbbianu/àghjini;
Congiuntivo imperfetto: chi eiu avissi, chi tu avissi, chi ellu/eddu avissi, chi noi avissimu, chi voi avissite/avissiti, chi elli/eddi avissinu/avissini;
Condizionale: eiu avaria, tu avarìsti, ellu/eddu avarìa, noi avarìamu/avarìami, voi avarìate/avarìati, elli/eddi avarìanu/avarìani;
Gerundio presente: avèndu;
Gerundio passato: avendu avùtu;
Coniugazione in -à - Verbo amà (amare):
Indicativo presente: eiu amu, tu ami, ellu/eddu ama, noi amèmu, voi amate/amèti, elli/eddi amanu/amani;
Indicativo imperfetto: eiu amàva/amaìa, tu amàvi/amai, ellu/eddu amàva/amaìa, noi amavamu/amaìami, voi amavate/amaìati, elli/eddi amavanu/amaìani;
Indicativo passato remoto: eiu ameti, tu amesti, ellu/eddu amete/ameti, noi ametimu/ametimi, voi amesti/ametiti, elli/eddi ametenu/ametini;
Indicativo futuro: eiu amaraghju, tu amarai/amaré, ellu/eddu amarà, noi amaremu, voi amarete/amareti, elli/eddi amaranu/amarani;
Gerundio presente: amèndu;
Gerundio passato: avendu amatu;
Coniugazione in -è - Verbo vulè (volere): I rari verbi di questa coniugazione ("aé", "duvè", "parè", "pudè", "sapé", "valè", "vulé") sono tutti irregolari.
Coniugazione in -e/-a - Verbo teme/tema (temere): Comprende ad esempio i verbi "crede/creda" (credere), "corre/corra" (correre), "rivede/riveda" (rivedere);
Indicativo presente: eiu temu, tu temi, ellu/eddu teme/temi, noi timimu, voi timite/timiti, elli/eddi temenu/temini;
Indicativo imperfetto: eiu timìa/timìu, tu timìi, ellu/eddu timìa, noi timìamu/timiami, voi timìate/timìati, elli/eddi timìanu/timìani;
Indicativo passato remoto: eiu timiti, tu timisti, ellu/eddu timite/timiti, noi timitimu/timitimi, voi timitete/timititi, elli/eddi timitinu/timititi;
Indicativo futuro: eiu timaraghju, tu timarai/timaré, ellu/eddu timarà, noi timaremu, voi timarete/timareti, elli/eddi timaranu/timarani;
Gerundio presente: timèndu;
Gerundio passato: avendu timùtu;
Coniugazione in -e/-ì - Verbo finisce/finì (finire): Comprende ad esempio i verbi "dorme/durmì" (dormire), "copre/cuprì" (coprire), "dì" (dire), "scopre/scoprì" (scoprire), "more/morì" (morire), "vene/venì" (venire), "apparisce/apparì" (apparire), "costruisce/costruì" (costruire), "finisce/finì" (finire);
Diversi francesismi sono diffusamente presenti nel còrso (con l'ovvia esclusione di gallurese e sassarese, i quali invece hanno subìto vari sardismi e iberismi): "usina" (fabbrica, da "usine"), "caminu di farru" (ferrovia, da "chemin de fer"), "mèria/mèru"(sindaco, da "mairie/maire"), "nivellu" (livello). Sempre nel còrso di Corsica sono impiegati - per lo più da giornalisti - termini creati artificialmente da alcuni professori dell'Università di Corsica con il chiaro intento di prescindere dall'area italoromanza e di cercare di allontanare il còrso da essa. A volte tali termini tentano di sostituire parole esistenti e per questo non hanno successo presso i locutori comuni; uno degli esempi è costituito dalla parola "scheleru" che vorrebbe sostituire "attentatu", partendo dal latino scelus, sceleris (crimine). Va osservato che, oltretutto, la modifica di scelus, sceleris in "scheleru" non sembra rispettare la fonetica còrsa, che in perfetto accordo con quella Italoromanza ha generato "tempu" a partire da tempus, temporis.
Regole di ortografia e di pronuncia
Il còrso viene per quanto possibile scritto in maniera sovradialettale tralasciando le variazioni dialettali minori. Le regole generali di ortografia scritta non differiscono molto da quelle in uso nella lingua italiana (che del resto vi è stata per secoli l'unica lingua scritta), fatte salve alcune particolarità:
Trascrizione raddoppiata delle consonanti rafforzate come in italiano: "caru" (caro) rispetto a "carru" (carro);
Presenza del trittongo palato-linguale -ghj- che però non viene raddoppiato: "aghju" (ho), "ghjesgia" (chiesa), "viaghju" (viaggio), "ghiuntu". Il gruppo iniziale spesso non viene pronunciato (iesgia) ma viene comunque trascritto. Nel nord dell'isola la sua pronuncia è meno netta e tende a -gg-. In Gallura il suono viene invece usualmente trascritto raddoppiato quando rafforzato: agghju", "viagghju", mentre nel Sassarese non è presente e vira a -g- ("aggiu", "gesgia", "biaggiu", "giuntu");
Presenza del dittongo palato-linguale chj: "chjodu" (chiodo), "ghjinochju" (ginocchio). Anche in questo caso nel nord tende a -ch- e in Gallura il suono viene trascritto raddoppiato quando rafforzato ("ghjinocchju") mentre nel Sassarese non è presente e vira a -c- ("ciodu", "ginocciu")
Particolarità nell uso degli accenti e delle "hè" (è), "hà" (ha), "à" (a, al), "è" (e), "hanu" (hanno), rispetto all'italiano; in gallurese si utilizza la grafia italiana;
"Articoli in u"/ant."lu" (il), "a"/ant."la" (la). Le forme arcaiche sono ancora in uso nel Gallurese, nel Capocorsino e sporadicamente nelle zone interne.
Scrittura della "v-" sovradialettale: "viaghju" (pronuncia biadju al nord e viadju al sud e in Gallura) anche in caso di elisione nella pronuncia: "suvaru" (pron. suuaru o suaru), "ventu" (pron. uentu o 'entu); anche in questo caso solo il gallurese trascrive "suaru", "'entu";
Varianti del còrso
Il còrso propriamente detto presenta una certa omogeneità ma si suddivide essenzialmente in due varianti, seguendo la catena centrale dei monti e in funzione della conformazione geografica dell'Isola (con una dividente che passa, grosso modo, lungo la linea che unisce Ajaccio e Calcatoggio, a nord di Bocognano, il Col (passo) di Vizzavona, a sud di Ghisoni sul Col (passo) di Verde e a sud di Ghisonaccia).
La discriminante è rappresentata fondamentalmente dal differente esito e/i intermedio (pelu/pilu, seccu/siccu, questu/quistu), e/i finale (duttore/duttori, oghje/oghji, pane/pani, cuntinentale/cuntinentali), dalla variazione cacuminale almeno a fine parola per -ll- in -dd- (fratellu/frateddu, bellu/beddu, ellu/eddu, elli/eddi, stalla/stadda), il plurale femminile (case/casi, pere/peri), dal comportamento verbale (esse/essa, cunnosce/cunnoscia, vene/vena, corre/corra, parlate/parleti), la mutazione fonetica nella pronuncia (gabu/capu, gane/cane, gorsu/corsu, cidà/cità, vragigu/fracicu) con la sonorizzazione o tensione delle consonanti (face-fage/facce-face), sulla nettezza della pronuncia dei gruppi -ghj- e -chj- (gattu/ghjattu, giurnale/ghjurnale, cullegiu/culleghju) sulla pronuncia della -v- (binu/vinu, bacca/vacca).
Còrso cismontano
Còrso del Nord o cismontano (cismontincu o supranu o supranacciu), che costituisce la variante più diffusa e standardizzata, parlato nella zona nordoccidentale nei distretti di Bastia (Bastia) e Corte (Corti). Il dialetto di Bastia e quello del Capo Corso, per le loro caratteristiche, potrebbero rientrare tra i dialetti toscani, rappresentando - tra l'altro - la parlata più vicina all'Italiano standard rispetto a qualunque dialetto italiano. Sono indiscutibilmente cismontani i dialetti che oltre tutte le caratteristiche citate presentano, ad esempio, esito in chjamerebbe/i e quindi situati a nord di una linea che unisce Piana, Vico, Vizzavona, Ghisoni, Ghisonaccia (escludendole) e comprendono i sottogruppi del Capo Corso (Capicursinu) e di Bastia (Bastiacciu, i>e: destinu, ghjennaghju, secondu, bellezza; a>e: ferru, apertu, persona, numeru, mercuri, canteraghju) del dialetto di Cervioni (oltre a i>e ed a>e, u>o: ottanta, momentu, toccà, continentale; a>o: oliva, orechja, ocellu), nonché gli altri tra cui quallo della Balagna (Balaninu) e di Corte (che mantengono le caratteristiche generali del còrso: distinu, ghjinnaghju, sicondu, billezza, apartu, farru, marcuri, cantaraghju, uttanta, mumentu, tuccà, cuntinentale, aliva, arechja, acellu), il Niulincu.
Còrso oltramontano
Còrso del Sud o oltramontano (pumontincu o suttanu o suttanacciu), è la variante più arcaica e conservativa, parlata nei distretti di Sartene (Sarté) e Porto-Vecchio (Porti-Vechju). Conserva (come anche il sardo e a differenza del còrso cismontano) la distinzione delle vocali brevi latine ĭ e ŭ (pilu, bucca). È caratterizzata inoltre dalla presenza di suoni cacuminali in -ll->-dd- [ad es. "aceddu" (uccello), "beddu" (bello), "quiddu" (quello), "ziteddu" (ragazzo)]. La lingua parlata ad Ajaccio (Aiacciu) presenta caratteristiche di transizione. Sono totalmente pomontinchi i dialetti del Taravese (Taravesu, -dd- cacuminale solo per -ll-: frateddu, suredda, beddu; ma conservazione di -gl-: piglià, famiglia, figliolu, vogliu; ma non conserva le vocali -i- e -u- corte latine: seccu, peru, rossu, croci, pozzu), del Sartenese (Sartinesu, conservativo, vocali -i- e -u- corte latine: siccu, piru, russu, cruci, puzzu; modificazione -rn->-rr-: forru, carri, corru; cacuminale anche per gl: piddà, famidda, fiddolu, voddu; forme verbali in cantàvami, cantàvani; plurale maschile in -i>-a: l'ochja, i poma; ma con esito in eddu/edda/eddi), dell' Alta Rocca (Rucchisgianu, tra i più conservativi e puri, con esito in iddu/idda/iddi, la cacuminale -dd- anche per -gl-: piddà, famidda, fiddolu, voddu, -i- e -u- corte latine e con altre particolarità che lo accostano notevolmente al gallurese), e della regione meridionale tra Porto Vecchio (Portivechjacciu) e l'entroterra di Bonifacio (cacuminale in -dd- anche per -gl- come nell'Alta Rocca ma con -u>-i: fiumu, paesu, patronu; evoluzione del plurale maschile -i>-a: i letta, i solda, i ponta, i foca, i mura, i loca, i balcona; forme verbali in cantàiami, cantàiani; -i- e -u- corte latine, esito eddu/edda/eddi a Porto Vecchio ma iddu/idda/iddi a Figari). I dialetti pomontinchi sono quindi delimitati da una linea che passa a sud di Porticcio, Bastelica, del Col di Verde e di Solenzara (escludendoli).
Zona di transizione
Ai margini (a nord e sud) di questa dividente vi è una zona intermedia di transizione nelle quali vi sono alcune caratteristiche assimilabili a ciascuno dei gruppi, nonché per altre particolarità locali. Sono di transizione tra quelli cismontani i dialetti della zona tra Piana a Calcatoggio e della Cinarca con Vizzavona (che presentano ad esempio esito verbale in chjamarìa come al sud), nonché quelli del Fiumorbo tra Ghisonaccia e Ghisoni (fiumorbacciu, che presenta la cacuminale) e tra quelli pomontinchi l'aiaccino (aiaccinu, vero crogiuolo di mescolanze, ma con una base pomontinca e il -ll->-dd- cacuminale in fine di parola, pronuncia netta di -ghj-, plurale femminile in -i, "cane" e "accattà" e non "ghjacaru" e "cumprà", "ellu"/"ella" e non "eddu"/"edda"; piccole variazioni: "sabbatu">"sabbitu", "u li dà">"ghi lu dà"; sillaba finale spesso troncata e accentata: "marinari">"marinà", "panatteri">"panattè", "castellu">"castè", "cuchjari">"cuchjà") e i dialetti della Gravona (che però almeno nella parte meridionale hanno carattere più spiccatamente pomontinco), il bastelicaccio (che sarebbe pomontinco ma presenta alcune particolarità con il suo tipico rotacismo: Basterga) e il dialetto di Solenzara (che non conserva le vocali -i- e -u- corte latine: seccu, peru, rossu, croci, pozzu).
Dialetti gallurese e sassarese
I dialetti parlati nell'estremo nord della Sardegna sono strettamente imparentati al còrso:
Gallurese (gadduresu), parlato nella regione sarda della Gallura (Gaddura), comprendente la città di Tempio Pausania (Tempiu), e l'Isola di La Maddalena (A Madalena), a volte erroneamente classificato per motivi geografici come afferente al sardo, presenta notevolissime affinità grammaticali, lessicali e morfologiche con il còrso del sud (in particolare con la regione di Sartene e dell'Alta Rocca), di cui è considerato una variante o idioma affine. Il dialetto di formazione più recente dell'Isola di La Maddalena (Isulanu) è di fatto lessicalmente assimilabile al còrso oltramontano ma ha preso del gallurese la struttura grammaticale. Il gallurese comune presenta comunque quasi tutte le caratteristiche presenti nel pomontinco della regione dell'Alta Rocca con altre della regioni di Sartene e Porto Vecchio. Rispetto al còrso meridionale il gallurese si differenzia essenzialmente per il rotacismo r>l (ad es. "poltu", "veldi" per porto, verde), l'utilizzo dell'articolo "lu/la/li" al posto di "u/a/i", la ridizione di "qu>k" ("calchi", "candu", "cattru", "chici/chinci" per qualche, quando, quattro, quì) e per numerosi termini di origine sarda (o comunque facenti parte del substrato sardo e che arrivano a formare circa il 20% del lessico gallurese) o iberica, che costituiscono senza dubbio la differenza maggiore a livello lessicale tra còrso e gallurese.
Sassarese (sassaresu), è invece considerato un idioma di transizione tra còrso e sardo, in quanto nonostante abbia mantenuto grammatica, sintassi e buona parte del vocabolario di origine còrsa pomontinca ha comunque assorbito notevolissimi prestiti lessicali e fonetici dal sardo logudorese, ma anche dal ligure, catalano e spagnolo. Il castellanese (castiddanesu) è una sua variante che mantiene maggiormente i caratteri lessicali e fonetici del gallurese rispetto al sassarese standard.
Esempi nelle principali varianti
I passatempi
Italiano
I passatempi
Sono nato in Toscana e vi ho passato gli anni migliori della mia giovinezza. Ricordo, quando eravamo ragazzi, che le nostre mamme ci mandavano da soli a fare il bagno. Allora la spiaggia era piena di sabbia, senza scogli né rocce e si stava in mare delle ore fino a quando, paonazzi dal freddo poi ci andavamo a rotolare in quella sabbia bollente dal sole. Poi l'ultimo tuffo per levarci la sabbia attaccata alla pelle e ritornavamo a casa che il sole era già calato, all'ora di cena. Quando faceva buio noi ragazzi ci mandavano a fare granchi, con la luce, che serviva per mettere l'esca agli ami per pescare. Ne raccoglievamo in quantità poi in casa li mettevamo in un sacchetto chiuso in cucina. Una mattina in cui ci eravamo alzati che era ancora buio, quando siamo andati a prendere il sacchetto era vuoto e i granchi giravano per tutte le camere e c'è voluta più di mezz'ora per raccoglierli tutti.
Capraiese
I passatempi
Sigghi natu a Capraia e g'hagghi passatu li mégghiu anni di la me ghiuvinézza. Ricordu quandu èrami zitèlli chi le nosse ma' ci mandèvani da ssòli a fa' u bagnu. Allóra la piagghia ère piena di réna, senza scógghi né rocce e ci stève in mare dill'òre finu a quandu paunazzi da u freddu po' ci andèvami a rivòrtule in quella réna bullènte da u sole. Po' l'urtimu ciuttu pe' levacci la réna attaccata a la pella e riturnèvamì in casa chi u sole ère ghià calatu, a l'ora di cena. Quandu fève bugghiu a no'zitèlli ci mandèvani a fa' granchi, cu la lusa, chi ci vulèvani pe' annésche l'ami pe' pèsche. Ne ricugghièvami a mandilate piene po' in casa li mettivami in de un sacchéttu chiòsu in cusina. Una matìna chi c'èrami orzati chi ère sempre bugghiu, quandu simmi andati a pigghie u sacchéttu ère vòtu e li granchi ghirèvani pe' ttutte le càmmare e c'è vulutu più di mezz'ora a ricugghiàli tutti.
Còrso cismontano
I passatempi
Sò natu in Corsica è v'aghju passatu i megli anni di a mio ghjuventù. Ricordu quand'èramu zitelli chì e nostre mamme ci mandavanu soli a fà u bagnu. Tandu a piaghja era piena di rena, senza scogli né cotule e ci ne stàvamu in mare per ore fin'à quandu, viola per u freddu, dopu ci n'andavamu a vultulàcci in quella rena bullente da u sole. Po' l'ultima capiciuttata per levacci a rena attaccata à a pelle è vultavamu in casa chì u sole era di ghjà calatu, à l'ora di a cena. Quandu facìa bughju à noi zitèlli ci mandàvanu à fà granchi, cù u lume, chì ci vulìa per innescà l'ami per a pesca. N'arricuglìamu à mandilate piene po' in casa i punìamu ind'à un sacchéttu chjosu in cucina. Una mane chì c'èramu arritti ch'èra sempre bughju, quandu simu andati à piglià u sacchettu ellu èra biotu è i granchi giravanu per tutte e camere è c'hè vulsuta più di mezz'ora à ricoglilli tutti.
Còrso oltramontano
I passatempi
Sòcu natu in Corsica e v'agghju passatu i mèddu anni di a me ghjuvintù. M'ammentu quand'érami zitéddi chi i nosci mammi ci mandàiani da par no' a fàcci u bagnu. Tandu a piaghja ghjéra piena di rèna, senza scóddi né ròcchi e si staghjìa in mari ori fin'a quandu, viola da u fritu andàghjìami a vultulàcci in quidda rèna buddènti da u soli. Dapo', l'ultima capuzzina pa' livàcci a réna attaccata a à péddi e turràiami in casa chi u soli era ghjà calatu, à l'ora di cena. Quandu facìa bugghju à no' zitéddi ci mandàiani à fa' granci, cù a luci, chi ci vulìa par inniscà l'ami pa' piscà. N'arricuglivàmi a mandili pieni e dapoi in casa i mittìami drent'a un sacchettu chjusu in cucina. Una matìna chi ci n'érami pisàti chi ghjéra sempri bughju, quandu sèmu andati à piddà u sacchéttu iddu éra biotu è i granci ghjiràiani pa' tutti i càmmari e c'hè vuluta più di mez'ora pa' ricapizzulàlli tutti.
Gallurese
Li passatempi
Sòcu natu in Gaddura e v'agghju passatu li mèddu anni di la mè ciuintù. M'ammentu candu érami stéddi chi li nostri mammi ci mandàani da pal noi a fàcci u bagnu. Tandu la piaghja éra piena di rèna, senza scóddi e né ròcchi e si stagghjìa in mari ori fin'a candu, biaìtti da lu fritu andaghjìami a vultulàcci in chidda rèna buddènti da lu soli. Dapoi, l'ultima capuzzina pa' bucàcci la réna attaccata a la péddi e turràami in casa chi lu soli éra ghjà calatu, a l'ora di cena. Candu facìa bugghju a noi stéddi ci mandàani a fa' granchi, cu la luci, chi vi vulìa pa' accindì(attivà) l'ami pa' piscà. N'accapitàami a mandili pieni e dapoi in casa li mittìami indrent'a un sacchéddu chjusu in cucina. Una matìna chi ci n'érami pisàti chi éra sempri lu bugghju, candu sèmu andati a piddà lu sacchéddu iddu éra bòitu e li granchi ghjràani pa' tutti li càmbari e v'è vuluta più di mez'ora pa' accapitàlli tutti.
Sassarese
L'appènti(li giogghi)
Soggu naddu in Sassari e v'aggiu passaddu li mégli’anni di la pizzinìa mea. M’ammentu, candh’érami pizzìnni, chi li mammi nosthri zi mandàbani da soli a fà lu bagnu. Tandhu l'ippiàggia éra prena di rèna, chena ischògliu e rocca e si isthazìa in mari ori finz’a candhu, biatti da lu freddu andàbami a burthulàzzi in chiddha réna buddèndi da lu sori. A dabboi l’ulthimu cabuzzòni pa’ bugganni la réna attaccadda a la péddhi e turràbami a casa chi lu sòri éra jà caraddu, a l’ora di zena. Candhu si fazìa buggiu a noi pizzinni zi mandàbani a piglià grancu, cu’ la luzi chi vi vurìa pa’ innischà l'amu pa’ pischà. Ni pigliàbami umbè e a dabboi in casa li punìami a drentu a un saccareddu ciusu i’ la cuzina. Unu manzanu chi zi n’érami pisaddi chi éra ancóra buggiu, candhu semmu andaddi a piglià lu saccareddu chisthu éra bioddu e li granchi giràbani pa' totti li càmmari e v'è vuludda più di mezzora a accuglìnnili totti.
(IV-XL) O Specchiu d'e zitelle di la pieve,
O la miò chiara stella matuttina,
Più bianca di lu brocciu e di la neve,
Più rossa d'una rosa damaschina,
Più aspra d'a cipolla, e d'u stuppone,
Più dura d'una teppa, e d'un pentone.
(IV-L) Bulentier lascierie d'esse Scapinu,
Per esse u casacchin, ch'eo ti dunai,
E stringhje lu tò senu alabastrinu;
E or chi durmendu in lettu ti ne stai,
Oh fussi u cavizzale, o u cuscinettu,
O u lenzolu supranu d'u tò lettu!
Quandu saréti majori
currareti par li piani
l'arbi turnarani fiori
l'oliu currarà à funtani
Turnarà bàlzamu fini
tutta l'acqua di u mari
Tutti li vostri antinati
erani omi famosi
erani lesti è gagliardi
sanguinarii è curaghjosi
M'aviani sempri all'appostu
cutràchini è beddi cosi.
Frasi e parole base
Salutarsi:
ciao: salutu
salve: salute
buongiorno: bonghjornu
buonasera: bonasera
buonanotte: bonanotte/bonanotti
come va?: cume/cumu site?/comu seti?
come stai?: cume/cumu/comu stai?
allora?: tandu?/allura?
di che (cosa) state parlando:?: a vi discurrite?
tutto bene?: a ti passi?
Scusarsi / Ringraziare:
mi scusi/per favore: mi scusu
scusatemi: scusatemi/scusetimi
grazie / vi ringrazio: grazia/a ringrazziavvi
mi fa molto piacere: mi face assai piacè
sono stato io: sò statu eiu
mi vergogno: mi vargognu
Conoscersi:
di dove siete / da dove venite?: d'induve site/seti?/di quale ne site/seti?
(io) sono sicuro e certo che...: sò sicuru è certu chi...
(io) sono convinto che: sò scunvintu chì...
Indicare qualcosa o qualcuno:
miracolo! / per fortuna!: mirallu!
guarda!: feghja!/fideghjia!
l'hai qui davanti!!: l'hai quì davanti!
la vedi questa donna?: a vedi st'a donna?
lo vedi quest'uomo?: u vedi st'omu?
la vedi questa ragazza?: a vedi st'a figlia?/sta zitedda?
lo vedi questo ragazzo?: u vedi sto figliolu/stu ziteddu?
lo vedi questo/a bambino/a?: a/u vedi sto/a cininu/a/zitedducciu/a?
Note: Essendo il còrso formato da diverse varianti, le parole in alcuni casi possono cambiare da zona a zona.
Esempi di parole in còrso cismontano e in còrso oltramontano
Còrso cismontano
Còrso oltramontano
Italiano
a giuventù
a ghjuventù
la gioventù
ghjunghje
ghjungna
giungere
manghjà
magnà
mangiare
zitellu
ziteddu
bambino
cavallu
cavaddu
cavallo
collu
coddu
collo
stella
stidda
stella
pelle
peddi
pelle
ellu / ella
iddu / idda
lui / lei
piglià
piddà
prendere
famiglia
famidda
famiglia
paglia
padda
paglia
fornu
furru
forno
carne
carri
carne
parlate
parleti
voi parlate
pàrlanu
pàrlani
essi parlano
simu
semu
noi siamo
cane
ghjàcaru
cane
sì / sè
sì
sì
esse
essa
essere
accende
accenda
accendere
corre
corra
correre
cunnosce
cunnoscia
conoscere
induve
induva
dove
u mare
u mari
il mare
u pane
u pani
il pane
a volpe
a volpi
la volpe
Esempi
Italiano
Còrso
Gallurese
la terra
a terra/a tarra
la tarra
il cielo
u celu/i
lu celi
l'acqua
l'acqua
l'ea
il fuoco
u focu
lu focu
l'uomo
l'omu
l'omu
la donna
a donna
la fèmina
mangiare
manghjà
manghjà/magnà
bere
beie/bì
bì
grande
grande/grende/grandu
mannu/grendi/grandi
piccolo
chjùcu/ciucu/pìcculu/mischinu/minori
minori/picculu
il burro
u butiru/a grètula
lu buttirru
il mare
u mare/u mari
lu mari
il giorno
u ghjornu
la dí
il fiore
u fiore/fiori
lu fiori
la scimmia
a scimia
la municca
la macchia
a tacca/a macula
la tacca
la testa
u capu
lu capu
la finestra
u purtellu/u purteddu
lu balconi/lu pulteddu
il tavolo
u tavulu
la banca
il piatto
u piattu
lu piattu
lo stagno
u stagnu
lu stagnu
il lago
u lagu/lavu
lu lagu
un arancio
un aranciu
un aranciu
la scarpa
u scarpu
lu calzari/lu scalpu
la zanzara
a zinzala
la zínzula
la luce
a luce/a luci
la luci
un'unghia
un'unghja
un'unghja/un'ugna
la lepre
a lèvura/a levra/u lèparu
lu lèpparu
la volpe
a volpe
lu maccioni
il ghiaccio
u ghjacciu
lu ghjacciu
il cioccolato
a cicculata
lu cioccolatu
l'aereo
l'aviò
l'aereu /l'apparecchju
la valle
a valle/a vaddi
la vaddi
il monte
u monte/u monti
lu monti
il fiume
u fiume/u riu
lu riu
la montagna
a muntagna
la muntagna
la strada (extraurbana)
a strada/u caminu
la strada/lu caminu
la strada (urbana)
a stretta/u carrughju
la strada/la carrera/la stritta
il bambino
u zitellu/u ziteddu
lu steddu
il neonato
u ciruculu/pargulettu/piuppiunellu
la criatura/lu stidducciu
la ferrovia
u caminu di farru/a ferruvia
la ferruvia
il sindaco
u merru/u meru/u merre
lu sìndacu
il municipio/il Comune
u merria/u meria/a Casa Cumunale/a Casa Cumuna
la Cumuna/la Casa Cumunali
la stazione
la gara/a stazioni
la stazioni
l'auto
la vittura
la vittura/la macchina
I numeri
1
unu
2
dui
3
tre
4
quattru
5
cinque
6
sei
7
sette
8
ottu
9
nove/novi
10
dece/deci
11
ondeci/ondici
12
dodeci/dodici
13
tredeci/tredici
14
quattordeci/quattordici
15
quindeci
16
sedeci/sedici
17
dicessette/dicissette
18
diciottu
19
dicennove/dicinnovi
20
vinti/venti
21
vintunu
22
vintidui
23
vintitrè
24
vintiquattru
25
vinticinque
26
vintisei
27
vintisette
28
vintottu
29
vintinove/vintinovi
30
trenta
40
quaranta
50
cinquanta
60
sessanta/sissanta
70
settanta/sittanta
80
ottanta
90
nuvanta/novanta
100
centu
200
duiecentu / duie centu
300
trecentu / trè centu
400
quattrucentu / quattru centu
500
cinquecentu / cinque centu
1000
mille
2000
duiemila / duimila
1,000,000
un milione/un millione
1,000,000,000
un miliardo
I giorni della settimana
Italiano
Còrso
Gallurese
Lunedì
Luni
Luni
Martedì
Marti
Malti
Mercoledì
Mercuri/Marcuri
Màlcuri
Giovedì
Ghjovi¹
Ghjoi
Venerdì
Venneri/Vènnari²
Vènnari
Sabato
Sàbbatu
Sàbbatu
Domenica
Dumènica/Duminica
Dumínica
Note:
¹altra forma usata è Ghiovi
²altre forme usate Veneri, Venari, Vendari, Venderi
I mesi
Italiano
Còrso
Gallurese
Gennaio
Ghjennaghju/Ghjnnaghju
Ghjnnagghju
Febbraio
Ferraghju/Friaghju
Friagghju
Marzo
Marzu
Malzu
Aprile
Aprile/Aprili
Abrili
Maggio
Maghju
Magghju
Giugno
Ghjugnu
Làmpata
Luglio
Lugliu/Luddu
Agliola
Agosto
Aostu/Austu
Austu
Settembre
Settembre/Sittembri
Capidannu
Ottobre
Ottobre/Uttovri/Uttrovi
Santigaini
Novembre
Novembre/Nuvembri
Santandria
Dicembre
Decembre/Dicembri
Natali
Nota:
in gallurese, nel linguaggio comune, spesso le forme tradizionali làmpata, agliola, capidannu, Santigaini, Santandria e Natali tendono a essere sostituite rispettivamente da ghjugnu, luddu, sittembri, uttobri, nuembri e dicembri.
Le stagioni
Italiano
Còrso
Gallurese
Primavera
primavera/veranu/branu
branu/primmaera
Estate
istate/istati
statiali/istiu
Autunno
autunnu/vaghjimu
vagghjimu/ottugnu
Inverno
invernu/invarru
varru
I pasti
Italiano
Còrso
Gallurese
Colazione
Cullaziò/Cullazione
Smulzu
Pranzo
Pranzu
Gustari
Merenda
Merenda/Mirenda
Mirenda
Cena
Cena
Cena
La cucina
Italiano
Còrso
Gallurese
Acqua
Acqua
Ea
Vino
Vinu
Vinu
Birra
Biera
Birra
Aceto
Acetu
Acetu
Olio
Oliu
Ociu
Latte
Latte/i
Latti
Miele
Mele/i
Méli
Uovo
Ova
Oa
Pane
Pane/i
Pani
Riso
Risu
Risu
Prosciutto
Prisuttu
Prusciuttu
Salsiccia
Salciccia
Salticcia
Zucchero
Zùccaru
Zùccaru
Sale
Sale/i
Sali
Patata
Pomu
Pomu
Polenta
Pulenda
Pulenta
Formaggio
Casgiu/Formaggiu
Casgiu
Caffè
Caffè
Caffè
Pesce
Pesce/Pesciu/Pisciu/Pisce
Pesciu
Carne
Carne/Carri
Carri
Verdura
Ortaglia/Urtaglia/Ortame
Ultalizia
Pasta
Pasta
Pasta
Pizza
Pizza
Pizza
Focaccia
Fucaccia
Coccu/Fucaccia
Biscotto
Biscottu
Biscottu
Torta
Torta
Tulta
Tonno
Tonnu
Tonnu
Zuppa
Suppa/Minestra
Minestra/Suppa
Sogliola
Sogliula
Sogliula
Nomi delle città còrse
Nome italiano
Nome còrso
Nome francese
Aiaccio
Aiacciu
Ajaccio
Bastia
Bastia
Bastia
Corte
Corti
Corte
Calvi
Calvi
Calvi
Sartena
Sartè
Sartène
Bonifacio
Bunifaziu
Bonifacio
Porto Vecchio
Portivechju
Porto Vecchio
Isola Rossa
Isula Russa
L'Île-Rousse
Propriano
Prupià
Propriano
San Fiorenzo
San Fiurenzu
Saint-Florent
I nomi delle città còrse sono praticamente tutti di orgine italiana, poiché la lingua colta impiegata in Corsica sino all'imposizione per legge (seconda metà del XIX secolo) del francese, era la lingua italiana. Gran parte dei maggiori centri, inoltre, sono stati fondati o promossi al rango di città per iniziativa dei governi Pisano e Genovese. Anche dopo la conquista francese solo due nomi di città in Corsica sono stati completamente francesizzati, Isola Rossa (diventato L'Île-Rousse) e San Fiorenzo (diventato Saint-Florent). Altre modifiche minori hanno riguardato Aiaccio, per la quale è stata utilizzata la forma italiana arcaica Ajaccio e Sartena, diventato Sartène, oltre all'aggiunta di un trattino tra tutti i nomi doppi (ad es. Porto-Vecchio per Porto Vecchio). La denominazione di Tox è invece antecedente alla conquista francese in quanto era già utilizzata come variante alternativa a Tòcchisi (ancora oggi forma còrsa). La versione còrsa dei nomi delle città è comunque assai prossima a quella italiana.
Bibliografia
FALCUCCI, Francesco Domenico. Vocabolario dei dialetti della Corsica. 1915
MARCHETTI, Pascal. Intricciate è cambiarine. Éd. Beaulieu, 1971