Lingua corsa

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Còrso
Creato da: {{{creatore}}}
Contesto: {{{contesto}}}
Parlato in: Bandiera della Francia Francia
Bandiera dell'Italia Italia, come variante
Corsica
Sardegna, come variante
Periodo: {{{periodo}}}
Persone: ~250.000 locutori totali (cifra stimata)
~100.000 in Corsica
Classifica: non nelle prime 100
Scrittura: {{{scrittura}}}
Tipologia: SVO sillabica
Filogenesi:

Statuto ufficiale
Nazioni:
Regolato da:
Codici di classificazione
ISO 639-1 co
ISO 639-2 cos
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
SIL COI  (EN)
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Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Nascinu tutti l'omi libari è pari di dignità è di diritti. Pussedinu a raghjoni è a cuscenza è li tocca ad agiscia trà elli di modu fraternu.
Il Padre Nostro
Nascinu tutti l'omi libari è pari di dignità è di diritti. Pussedinu a raghjoni è a cuscenza è li tocca ad agiscia trà elli di modu fraternu.
Traslitterazione
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Diffusione delle varianti linguistiche di tipo Còrso
Diffusione delle varianti linguistiche di tipo còrso
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Il còrso (nome nativo corsu) è una lingua neolatina afferente all'area italoromanza parlata in Corsica (Francia), come variante in Gallura (nord della Sardegna, Italia) e come variante di transizione col sardo logudorese nel sassarese.

Indice

Area di diffusione del còrso

Cartelli bilingue francese/còrso nei quali è stata cancellata la versione francese

Il còrso è attualmente parlato in diverse varianti nell'isola di Corsica, con l'eccezione di Bonifacio, dove è parlata (da un numero sempre minore di locutori) una variante ligure bonifacina. Anche a Calvi, un tempo come Bonifacio quasi completamente abitata da popolazioni di origine genovese, si parlava una variante ligure che tuttavia appare in via di estinzione, mentre a Cargese (Καργκέζε) - già colonia di esuli greci prima trapiantati a Paomia (seconda metà del'600) - si parla un còrso che ha assimilato alcuni termini greci e la lingua greca è ormai utilizzata ai soli fini liturgici.

Al di fuori dell'isola, a seguito di ingenti fenomeni di emigrazione e scambio iniziati fin dal Medioevo, si parlano due varianti della lingua còrsa nel nord della Sardegna:

Il dialetto in via di estinzione della vicina Isola di Capraia nell'arcipelago toscano presenta inoltre diversi punti di contatto con il còrso a causa della forte vicinanza geografica, storica e culturale fra le due isole.

Si stima che il còrso sia parlato in Corsica da circa 90/100.000 locutori su 275.000 abitanti dell'isola, essendo molti di questi ultimi di madrelingua francese (dati da una ricerca dell'INSEE del 2004 [1]), ai quali devono comunque essere aggiunte le popolazioni emigrate in Francia (per un totale di 133.000 individui in Francia) nonché in altre nazioni. Il numero dei locutori stimati per il gallurese ammonta invece a circa 80.000 unità (sui circa 120.000 abitanti della Gallura). Ethnologue fornisce un dato complessivo (ampiamente sovrastimato) da 341.000 a 401.000 locutori del còrso.

Classificazione del còrso

« Lingua possente, e de' più italiani dialetti d'Italia »

Il còrso è classificato come una lingua autonoma nel gruppo delle lingue neolatine (sottogruppo: lingue italo-romanze, codice ISO: co) ed è riconosciuta come lingua regionale dello Stato francese.

Ciononostante essa è strettamente imparentata ai dialetti italiani del gruppo toscano (in particolare ha conservato diverse caratteristiche dei dialetti medioevali) con i quali può per alcuni aspetti essere classificata ai fini linguistici (pur riconoscendo la presenza di un substrato autoctono e uno sviluppo autonomo specie a partire dall'appartenenza politica alla Francia nel 1789). Pertanto la denominazione di "lingua" è ritenuta impropria da alcuni linguisti, che considerano il còrso un dialetto italiano. L'affinità fra italiano e còrso è comunque maggiore rispetto a quella che c'è fra l'italiano e altre lingue parlate nel territorio italiano e tradizionalmente considerate "dialetti", come il lombardo o il siciliano. Il corso e l'italiano sono così simili che chi conosce una lingua riesce a capire anche l'altra pur non avendola mai studiata.

Storia, evoluzione e letteratura del còrso

Non si hanno molte notizie su quale fosse stato il sottostrato linguistico prelatino degli antichi abitanti della Corsica (le civiltà preistoriche e i torreani) antecedentemente alla conquista romana e alla sua latinizzazione. Quello che è noto sono alcune radici rimaste nei toponimi e nel lessico (KAL/KAR: Calanca, Calacuccia; KOR: Corsica, Corte; TAL/TAR: Taravo, Tallano; TEP: teppa; TAV: Tavignano, Tavera) e che in periodo romano tribù còrse occupavano anche l'odierna Gallura nel nord della Sardegna (che presenta similitudini anche nei resti archeologici). Dopo la caduta dell'Impero Romano e la formazione dei primi volgari la Corsica presenta caratteristiche linguistiche di tipo conservativo (di cui è rimasto un retaggio nelle parlate della zona meridionale dell'isola). Dall'XI secolo la situazione è stata fortemente mutata specie nella parte settentrionale dell'isola dal contatto diretto con i dialetti toscani di tipo pisano, anche a seguito degli ingenti tentativi di ripopolamento effettuati dai dominatori Pisani favoriti dalla notevole vicinanza geografica. Dal XIII al XVIII secolo i pisani vengono sostituiti dai genovesi, i quali insediano interi borghi di lingua ligure (Bonifacio e Calvi) ma, pur introducendo un notevole influsso genovese nei dialetti locali, di fatto proseguono nell'utilizzo del toscano illustre come lingua scritta e di cultura. Questo spiega il motivo per cui fino a questo momento in Corsica l'unica lingua utilizzata nelle comunicazioni scritte è stato l'italiano, e prima di esso il latino. Nel XIV e XV secolo comunque diversi atti e testi redatti apparentemente in volgare toscano da personalità e scrittori còrsi rivelano in realtà la situazione linguistica dell'isola nel periodo: si vedano i Cartolari della diocesi del Nebbio della metà del XIV secolo in toscano corsicizzato (actum in lo loco ove se dice a la buda de la diocese de Nebio (...) secundo la usança e la consuetudine de la dicta contrata, erano convocati et congregati a parlamento Uppecinucio Corthincho de Petralarata, podestae de Nebio, et la maior parte de li clerici et de li nobili et de li populari de Nebio), la Deposizione del rettore della chiesa di San Nicolò di Spano di Iohanni Provintiale del 1400, uno dei più antichi testi in volgare còrso, la Lettera ai protettori delle compere del Banco di San Giorgio del vescovo di Ajaccio Jacopo Mancoso del 1480, la Lettera di prete Polino da Mela ai protettori del Banco di San Giorgio del 1489 e Lettera dall'esilio di Giovanpaolo Leca, conte di Cinarca, ai figli del 1506. Dal XIX secolo, a seguito della vendita e dell'annessione francese del 1789, è il francese a venire adottato come lingua ufficiale soppiantando l'italiano verso la fine del secolo.

Il còrso ha sempre avuto fondamentalmente trasmissione orale. La codificazione della stessa come lingua scritta avviene pertanto solo in epoca recente e risente inizialmente del forte influsso italiano e francese. Il primo testo pubblicato in còrso sono le strofe di U sirinatu di Scappinu nel testo Dionomachia (1817) di Salvatore Viale (1787-1861). Nella seconda metà dell'Ottocento si susseguono le opere del vescovo di Ajaccio Paul-Mathieu de la Foata (Poesie giocose, in lingua vernacola della Pieve d'Ornano), le Cummediôle di Petru Lucciana (1832-1909) tra cui In campagna, cummediôla in 2 atti, Francesco Domenico Falcucci con il Vocabolario dei dialetti della Corsica (pubblicato postumo solo nel 1915 e che introduce i gruppi ghj e chj a indicare le sonorità caratteristiche delle parlate còrse) e Santu Casanova (1850-1936) con la collana A tramuntana (1896-1914). Sorge evidente in questa fase il problema della normalizzazione dell'ortografia della lingua scritta che occuperà i linguisti còrsi per tutto il XX secolo. All'inizio del secolo le pubblicazioni periodiche A muvra (1920-39) e L’annu corsu (1923-36) poi rinominata L’Année Corse(1937-39) e dopo la metà del Novecento U Muntese (1955-72). Tra gli scrittori del XX secolo che hanno maggiormente contribuito alla normalizzazione del còrso scritto si cita Pascal Marchetti (1925-) autore di Intricciate è cambiarine, del còrso Le corse sans peine/U corsu senza straziu e del dizionario còrso-francese-italiano L'usu corsu.

Grammatica

Articoli determinativi (sing./plur.): u/i, a/i (ant. lu/li, la/li)

Articoli indeterminativi: unu, una

Pronomi personali: eiu, tu, ellu/ella/eddu/edda/iddu/idda, noi, voi, elli/eddi/iddi

Pronomi e aggettivi possessivi: mèiu/mè, tòiu/tò, sòiu/sò, nostru, vostru, sòiu/sò

Pronomi e aggettivi dimostrativi: questu/quistu-questi/quisti (questo-questi), quessu/quissu-quessi/quissi, quellu/quiddu-quelli/quiddi (quello-quelli)

Verbi: I verbi hanno fondamentalmente quattro coniugazioni (, , -e/-a, -e/-ì) delle quali la seconda e la terza presentano alcune caratteristiche comuni.

Verbo esse/essa (essere):

  • Indicativo presente: eiu sò/socu, tu sè/sì, ellu/eddu hè, noi semu, voi sete/seti, elli/eddi sò;
  • Indicativo imperfetto: eiu era/eru, tu eri, ellu/eddu era, noi eramu/erami, voi erate/erati, elli/eddi eranu/erani;
  • Indicativo passato remoto: eiu fui/fubbi, tu fusti, ellu/eddu fù/fubbe, noi fuimu/fubbimu, voi fuste/fusti, elli/eddi funu/funi/fubbenu;
  • Indicativo futuro: eiu saraghju, tu sarai/saré, ellu/eddu sarà, noi saremu, voi sarete/sareti, elli/eddi saranu/sarani;
  • Congiuntivo presente: chi eiu sia/sii, chi tu sia/sìi, chi ellu/eddu sia/sii, chi noi sìamu/sìami, chi voi sìate/sìati, chi elli/eddi sìanu/sìani;
  • Congiuntivo imperfetto: chi eiu fussi, chi tu fussi, chi ellu/eddu fussi, chi noi fussimu/fussimi, chi voi fussite/fussiti, chi elli/eddi fussinu/fussini;
  • Condizionale: eiu sarìa, tu sarìsti, ellu/eddu sarìa, noi sarìamu/sarìami, voi sarìate/sarìati, elli/eddi sarìanu/sarìani;
  • Gerundio presente: essendu;
  • Gerundio passato: essendu statu;

Verbo avè (avere):

  • Indicativo presente: eiu aghju, tu ai, ellu/eddu hà, noi avèmu/èmu, voi avète/avèti/èti, elli/eddi anu/ani;
  • Indicativo imperfetto: eiu avia/aviu, tu avii, ellu/eddu avia, noi avìamu/avìami, voi avìate/avìati, elli/eddi avìanu/avìani;
  • Indicativo passato remoto: eiu ebbi/abbi, tu avesti/avisti, ellu/eddu ebbe/abbe, noi ebbimu/avetimu, voi aveste/aviste/avetiti, elli/eddi ebbenu/abbenu/avetenu;
  • Indicativo futuro: eiu avaraghju, tu avarai/avaré, ellu/eddu avarà, noi avaremu, voi avarete/avareti, elli/eddi avaranu/avarani;
  • Congiuntivo presente: chi eiu abbia/aghjia, chi tu abbii/aghji, chi ellu/eddu abbia/aghja, chi noi àbbiamu/àghjimi, chi voi àbbiate/àghjiti, chi elli/eddi àbbianu/àghjini;
  • Congiuntivo imperfetto: chi eiu avissi, chi tu avissi, chi ellu/eddu avissi, chi noi avissimu, chi voi avissite/avissiti, chi elli/eddi avissinu/avissini;
  • Condizionale: eiu avaria, tu avarìsti, ellu/eddu avarìa, noi avarìamu/avarìami, voi avarìate/avarìati, elli/eddi avarìanu/avarìani;
  • Gerundio presente: avèndu;
  • Gerundio passato: avendu avùtu;

Coniugazione in -à - Verbo amà (amare):

  • Indicativo presente: eiu amu, tu ami, ellu/eddu ama, noi amèmu, voi amate/amèti, elli/eddi amanu/amani;
  • Indicativo imperfetto: eiu amàva/amaìa, tu amàvi/amai, ellu/eddu amàva/amaìa, noi amavamu/amaìami, voi amavate/amaìati, elli/eddi amavanu/amaìani;
  • Indicativo passato remoto: eiu ameti, tu amesti, ellu/eddu amete/ameti, noi ametimu/ametimi, voi amesti/ametiti, elli/eddi ametenu/ametini;
  • Indicativo futuro: eiu amaraghju, tu amarai/amaré, ellu/eddu amarà, noi amaremu, voi amarete/amareti, elli/eddi amaranu/amarani;
  • Gerundio presente: amèndu;
  • Gerundio passato: avendu amatu;

Coniugazione in -è - Verbo vulè (volere): I rari verbi di questa coniugazione ("aé", "duvè", "parè", "pudè", "sapé", "valè", "vulé") sono tutti irregolari.

Coniugazione in -e/-a - Verbo teme/tema (temere): Comprende ad esempio i verbi "crede/creda" (credere), "corre/corra" (correre), "rivede/riveda" (rivedere);

  • Indicativo presente: eiu temu, tu temi, ellu/eddu teme/temi, noi timimu, voi timite/timiti, elli/eddi temenu/temini;
  • Indicativo imperfetto: eiu timìa/timìu, tu timìi, ellu/eddu timìa, noi timìamu/timiami, voi timìate/timìati, elli/eddi timìanu/timìani;
  • Indicativo passato remoto: eiu timiti, tu timisti, ellu/eddu timite/timiti, noi timitimu/timitimi, voi timitete/timititi, elli/eddi timitinu/timititi;
  • Indicativo futuro: eiu timaraghju, tu timarai/timaré, ellu/eddu timarà, noi timaremu, voi timarete/timareti, elli/eddi timaranu/timarani;
  • Gerundio presente: timèndu;
  • Gerundio passato: avendu timùtu;

Coniugazione in -e/-ì - Verbo finisce/finì (finire): Comprende ad esempio i verbi "dorme/durmì" (dormire), "copre/cuprì" (coprire), "dì" (dire), "scopre/scoprì" (scoprire), "more/morì" (morire), "vene/venì" (venire), "apparisce/apparì" (apparire), "costruisce/costruì" (costruire), "finisce/finì" (finire);

Vocabolario

Tabella di comparazione delle lingue neolatine:

Latino Francese Italiano Spagnolo Occitano Catalano Siciliano Portoghese Romeno Sardo Còrso
clave clef chiave llave clau clau chiavi chave cheie crae/crai chjave/chjavi
noctem nuit notte noche nuèit/nuèch nit notti noite noapte notte/notti notte/notti
cantare chanter cantare cantar cantar cantar cantari cantar cânta cantare/cantai cantà
capra chèvre capra cabra cabra cabra crapa cabra capră craba capra
lingua langue lingua lengua lenga' llengua lingua língua limbă limba/lìngua lingua
platea place piazza plaza plaça plaça chiazza praça piaţă pratha/pratza piazza
pons pont ponte puente pònt pont ponti ponte pod ponte/ponti ponte/ponti
ecclesia église chiesa iglesia glèisa església chiesa igreja biserică cheja/cresia ghjesgia
hospitalis hôpital ospedale hospital espital hospital spitali hospital spital ispidale/spidali spedale/uspidali
caseus
lat.volg.formaticum
fromage formaggio o Cacio queso formatge formatge caciu queijo brânză/caş casu casgiu

Diversi francesismi sono diffusamente presenti nel còrso (con l'ovvia esclusione di gallurese e sassarese, i quali invece hanno subìto vari sardismi e iberismi): "usina" (fabbrica, da "usine"), "caminu di farru" (ferrovia, da "chemin de fer"), "mèria/mèru"(sindaco, da "mairie/maire"), "nivellu" (livello). Sempre nel còrso di Corsica sono impiegati - per lo più da giornalisti - termini creati artificialmente da alcuni professori dell'Università di Corsica con il chiaro intento di prescindere dall'area italoromanza e di cercare di allontanare il còrso da essa. A volte tali termini tentano di sostituire parole esistenti e per questo non hanno successo presso i locutori comuni; uno degli esempi è costituito dalla parola "scheleru" che vorrebbe sostituire "attentatu", partendo dal latino scelus, sceleris (crimine). Va osservato che, oltretutto, la modifica di scelus, sceleris in "scheleru" non sembra rispettare la fonetica còrsa, che in perfetto accordo con quella Italoromanza ha generato "tempu" a partire da tempus, temporis.

Regole di ortografia e di pronuncia

Il còrso viene per quanto possibile scritto in maniera sovradialettale tralasciando le variazioni dialettali minori. Le regole generali di ortografia scritta non differiscono molto da quelle in uso nella lingua italiana (che del resto vi è stata per secoli l'unica lingua scritta), fatte salve alcune particolarità:

  • Trascrizione raddoppiata delle consonanti rafforzate come in italiano: "caru" (caro) rispetto a "carru" (carro);
  • Presenza del trittongo palato-linguale -ghj- che però non viene raddoppiato: "aghju" (ho), "ghjesgia" (chiesa), "viaghju" (viaggio), "ghiuntu". Il gruppo iniziale spesso non viene pronunciato (iesgia) ma viene comunque trascritto. Nel nord dell'isola la sua pronuncia è meno netta e tende a -gg-. In Gallura il suono viene invece usualmente trascritto raddoppiato quando rafforzato: agghju", "viagghju", mentre nel Sassarese non è presente e vira a -g- ("aggiu", "gesgia", "biaggiu", "giuntu");
  • Presenza del dittongo palato-linguale chj: "chjodu" (chiodo), "ghjinochju" (ginocchio). Anche in questo caso nel nord tende a -ch- e in Gallura il suono viene trascritto raddoppiato quando rafforzato ("ghjinocchju") mentre nel Sassarese non è presente e vira a -c- ("ciodu", "ginocciu")
  • Particolarità nell uso degli accenti e delle "hè" (è), "hà" (ha), "à" (a, al), "è" (e), "hanu" (hanno), rispetto all'italiano; in gallurese si utilizza la grafia italiana;
  • "Articoli in u"/ant."lu" (il), "a"/ant."la" (la). Le forme arcaiche sono ancora in uso nel Gallurese, nel Capocorsino e sporadicamente nelle zone interne.
  • Scrittura della "v-" sovradialettale: "viaghju" (pronuncia biadju al nord e viadju al sud e in Gallura) anche in caso di elisione nella pronuncia: "suvaru" (pron. suuaru o suaru), "ventu" (pron. uentu o 'entu); anche in questo caso solo il gallurese trascrive "suaru", "'entu";

Varianti del còrso

Il còrso propriamente detto presenta una certa omogeneità ma si suddivide essenzialmente in due varianti, seguendo la catena centrale dei monti e in funzione della conformazione geografica dell'Isola (con una dividente che passa, grosso modo, lungo la linea che unisce Ajaccio e Calcatoggio, a nord di Bocognano, il Col (passo) di Vizzavona, a sud di Ghisoni sul Col (passo) di Verde e a sud di Ghisonaccia).

La discriminante è rappresentata fondamentalmente dal differente esito e/i intermedio (pelu/pilu, seccu/siccu, questu/quistu), e/i finale (duttore/duttori, oghje/oghji, pane/pani, cuntinentale/cuntinentali), dalla variazione cacuminale almeno a fine parola per -ll- in -dd- (fratellu/frateddu, bellu/beddu, ellu/eddu, elli/eddi, stalla/stadda), il plurale femminile (case/casi, pere/peri), dal comportamento verbale (esse/essa, cunnosce/cunnoscia, vene/vena, corre/corra, parlate/parleti), la mutazione fonetica nella pronuncia (gabu/capu, gane/cane, gorsu/corsu, cidà/cità, vragigu/fracicu) con la sonorizzazione o tensione delle consonanti (face-fage/facce-face), sulla nettezza della pronuncia dei gruppi -ghj- e -chj- (gattu/ghjattu, giurnale/ghjurnale, cullegiu/culleghju) sulla pronuncia della -v- (binu/vinu, bacca/vacca).

Còrso cismontano

Còrso del Nord o cismontano (cismontincu o supranu o supranacciu), che costituisce la variante più diffusa e standardizzata, parlato nella zona nordoccidentale nei distretti di Bastia (Bastia) e Corte (Corti). Il dialetto di Bastia e quello del Capo Corso, per le loro caratteristiche, potrebbero rientrare tra i dialetti toscani, rappresentando - tra l'altro - la parlata più vicina all'Italiano standard rispetto a qualunque dialetto italiano. Sono indiscutibilmente cismontani i dialetti che oltre tutte le caratteristiche citate presentano, ad esempio, esito in chjamerebbe/i e quindi situati a nord di una linea che unisce Piana, Vico, Vizzavona, Ghisoni, Ghisonaccia (escludendole) e comprendono i sottogruppi del Capo Corso (Capicursinu) e di Bastia (Bastiacciu, i>e: destinu, ghjennaghju, secondu, bellezza; a>e: ferru, apertu, persona, numeru, mercuri, canteraghju) del dialetto di Cervioni (oltre a i>e ed a>e, u>o: ottanta, momentu, toccà, continentale; a>o: oliva, orechja, ocellu), nonché gli altri tra cui quallo della Balagna (Balaninu) e di Corte (che mantengono le caratteristiche generali del còrso: distinu, ghjinnaghju, sicondu, billezza, apartu, farru, marcuri, cantaraghju, uttanta, mumentu, tuccà, cuntinentale, aliva, arechja, acellu), il Niulincu.

Còrso oltramontano

Còrso del Sud o oltramontano (pumontincu o suttanu o suttanacciu), è la variante più arcaica e conservativa, parlata nei distretti di Sartene (Sarté) e Porto-Vecchio (Porti-Vechju). Conserva (come anche il sardo e a differenza del còrso cismontano) la distinzione delle vocali brevi latine ĭ e ŭ (pilu, bucca). È caratterizzata inoltre dalla presenza di suoni cacuminali in -ll->-dd- [ad es. "aceddu" (uccello), "beddu" (bello), "quiddu" (quello), "ziteddu" (ragazzo)]. La lingua parlata ad Ajaccio (Aiacciu) presenta caratteristiche di transizione. Sono totalmente pomontinchi i dialetti del Taravese (Taravesu, -dd- cacuminale solo per -ll-: frateddu, suredda, beddu; ma conservazione di -gl-: piglià, famiglia, figliolu, vogliu; ma non conserva le vocali -i- e -u- corte latine: seccu, peru, rossu, croci, pozzu), del Sartenese (Sartinesu, conservativo, vocali -i- e -u- corte latine: siccu, piru, russu, cruci, puzzu; modificazione -rn->-rr-: forru, carri, corru; cacuminale anche per gl: piddà, famidda, fiddolu, voddu; forme verbali in cantàvami, cantàvani; plurale maschile in -i>-a: l'ochja, i poma; ma con esito in eddu/edda/eddi), dell' Alta Rocca (Rucchisgianu, tra i più conservativi e puri, con esito in iddu/idda/iddi, la cacuminale -dd- anche per -gl-: piddà, famidda, fiddolu, voddu, -i- e -u- corte latine e con altre particolarità che lo accostano notevolmente al gallurese), e della regione meridionale tra Porto Vecchio (Portivechjacciu) e l'entroterra di Bonifacio (cacuminale in -dd- anche per -gl- come nell'Alta Rocca ma con -u>-i: fiumu, paesu, patronu; evoluzione del plurale maschile -i>-a: i letta, i solda, i ponta, i foca, i mura, i loca, i balcona; forme verbali in cantàiami, cantàiani; -i- e -u- corte latine, esito eddu/edda/eddi a Porto Vecchio ma iddu/idda/iddi a Figari). I dialetti pomontinchi sono quindi delimitati da una linea che passa a sud di Porticcio, Bastelica, del Col di Verde e di Solenzara (escludendoli).

Zona di transizione

Ai margini (a nord e sud) di questa dividente vi è una zona intermedia di transizione nelle quali vi sono alcune caratteristiche assimilabili a ciascuno dei gruppi, nonché per altre particolarità locali. Sono di transizione tra quelli cismontani i dialetti della zona tra Piana a Calcatoggio e della Cinarca con Vizzavona (che presentano ad esempio esito verbale in chjamarìa come al sud), nonché quelli del Fiumorbo tra Ghisonaccia e Ghisoni (fiumorbacciu, che presenta la cacuminale) e tra quelli pomontinchi l'aiaccino (aiaccinu, vero crogiuolo di mescolanze, ma con una base pomontinca e il -ll->-dd- cacuminale in fine di parola, pronuncia netta di -ghj-, plurale femminile in -i, "cane" e "accattà" e non "ghjacaru" e "cumprà", "ellu"/"ella" e non "eddu"/"edda"; piccole variazioni: "sabbatu">"sabbitu", "u li dà">"ghi lu dà"; sillaba finale spesso troncata e accentata: "marinari">"marinà", "panatteri">"panattè", "castellu">"castè", "cuchjari">"cuchjà") e i dialetti della Gravona (che però almeno nella parte meridionale hanno carattere più spiccatamente pomontinco), il bastelicaccio (che sarebbe pomontinco ma presenta alcune particolarità con il suo tipico rotacismo: Basterga) e il dialetto di Solenzara (che non conserva le vocali -i- e -u- corte latine: seccu, peru, rossu, croci, pozzu).

Dialetti gallurese e sassarese

I dialetti parlati nell'estremo nord della Sardegna sono strettamente imparentati al còrso:

  • Gallurese (gadduresu), parlato nella regione sarda della Gallura (Gaddura), comprendente la città di Tempio Pausania (Tempiu), e l'Isola di La Maddalena (A Madalena), a volte erroneamente classificato per motivi geografici come afferente al sardo, presenta notevolissime affinità grammaticali, lessicali e morfologiche con il còrso del sud (in particolare con la regione di Sartene e dell'Alta Rocca), di cui è considerato una variante o idioma affine. Il dialetto di formazione più recente dell'Isola di La Maddalena (Isulanu) è di fatto lessicalmente assimilabile al còrso oltramontano ma ha preso del gallurese la struttura grammaticale. Il gallurese comune presenta comunque quasi tutte le caratteristiche presenti nel pomontinco della regione dell'Alta Rocca con altre della regioni di Sartene e Porto Vecchio. Rispetto al còrso meridionale il gallurese si differenzia essenzialmente per il rotacismo r>l (ad es. "poltu", "veldi" per porto, verde), l'utilizzo dell'articolo "lu/la/li" al posto di "u/a/i", la ridizione di "qu>k" ("calchi", "candu", "cattru", "chici/chinci" per qualche, quando, quattro, quì) e per numerosi termini di origine sarda (o comunque facenti parte del substrato sardo e che arrivano a formare circa il 20% del lessico gallurese) o iberica, che costituiscono senza dubbio la differenza maggiore a livello lessicale tra còrso e gallurese.
  • Sassarese (sassaresu), è invece considerato un idioma di transizione tra còrso e sardo, in quanto nonostante abbia mantenuto grammatica, sintassi e buona parte del vocabolario di origine còrsa pomontinca ha comunque assorbito notevolissimi prestiti lessicali e fonetici dal sardo logudorese, ma anche dal ligure, catalano e spagnolo. Il castellanese (castiddanesu) è una sua variante che mantiene maggiormente i caratteri lessicali e fonetici del gallurese rispetto al sassarese standard.

Esempi nelle principali varianti

I passatempi

Italiano

I passatempi

Sono nato in Toscana e vi ho passato gli anni migliori della mia giovinezza. Ricordo, quando eravamo ragazzi, che le nostre mamme ci mandavano da soli a fare il bagno. Allora la spiaggia era piena di sabbia, senza scogli né rocce e si stava in mare delle ore fino a quando, paonazzi dal freddo poi ci andavamo a rotolare in quella sabbia bollente dal sole. Poi l'ultimo tuffo per levarci la sabbia attaccata alla pelle e ritornavamo a casa che il sole era già calato, all'ora di cena. Quando faceva buio noi ragazzi ci mandavano a fare granchi, con la luce, che serviva per mettere l'esca agli ami per pescare. Ne raccoglievamo in quantità poi in casa li mettevamo in un sacchetto chiuso in cucina. Una mattina in cui ci eravamo alzati che era ancora buio, quando siamo andati a prendere il sacchetto era vuoto e i granchi giravano per tutte le camere e c'è voluta più di mezz'ora per raccoglierli tutti.


Capraiese

I passatempi

Sigghi natu a Capraia e g'hagghi passatu li mégghiu anni di la me ghiuvinézza. Ricordu quandu èrami zitèlli chi le nosse ma' ci mandèvani da ssòli a fa' u bagnu. Allóra la piagghia ère piena di réna, senza scógghi né rocce e ci stève in mare dill'òre finu a quandu paunazzi da u freddu po' ci andèvami a rivòrtule in quella réna bullènte da u sole. Po' l'urtimu ciuttu pe' levacci la réna attaccata a la pella e riturnèvamì in casa chi u sole ère ghià calatu, a l'ora di cena. Quandu fève bugghiu a no'zitèlli ci mandèvani a fa' granchi, cu la lusa, chi ci vulèvani pe' annésche l'ami pe' pèsche. Ne ricugghièvami a mandilate piene po' in casa li mettivami in de un sacchéttu chiòsu in cusina. Una matìna chi c'èrami orzati chi ère sempre bugghiu, quandu simmi andati a pigghie u sacchéttu ère vòtu e li granchi ghirèvani pe' ttutte le càmmare e c'è vulutu più di mezz'ora a ricugghiàli tutti.


Còrso cismontano

I passatempi

Sò natu in Corsica è v'aghju passatu i megli anni di a mio ghjuventù. Ricordu quand'èramu zitelli chì e nostre mamme ci mandavanu soli a fà u bagnu. Tandu a piaghja era piena di rena, senza scogli né cotule e ci ne stàvamu in mare per ore fin'à quandu, viola per u freddu, dopu ci n'andavamu a vultulàcci in quella rena bullente da u sole. Po' l'ultima capiciuttata per levacci a rena attaccata à a pelle è vultavamu in casa chì u sole era di ghjà calatu, à l'ora di a cena. Quandu facìa bughju à noi zitèlli ci mandàvanu à fà granchi, cù u lume, chì ci vulìa per innescà l'ami per a pesca. N'arricuglìamu à mandilate piene po' in casa i punìamu ind'à un sacchéttu chjosu in cucina. Una mane chì c'èramu arritti ch'èra sempre bughju, quandu simu andati à piglià u sacchettu ellu èra biotu è i granchi giravanu per tutte e camere è c'hè vulsuta più di mezz'ora à ricoglilli tutti.


Còrso oltramontano

I passatempi

Sòcu natu in Corsica e v'agghju passatu i mèddu anni di a me ghjuvintù. M'ammentu quand'érami zitéddi chi i nosci mammi ci mandàiani da par no' a fàcci u bagnu. Tandu a piaghja ghjéra piena di rèna, senza scóddi né ròcchi e si staghjìa in mari ori fin'a quandu, viola da u fritu andàghjìami a vultulàcci in quidda rèna buddènti da u soli. Dapo', l'ultima capuzzina pa' livàcci a réna attaccata a à péddi e turràiami in casa chi u soli era ghjà calatu, à l'ora di cena. Quandu facìa bugghju à no' zitéddi ci mandàiani à fa' granci, cù a luci, chi ci vulìa par inniscà l'ami pa' piscà. N'arricuglivàmi a mandili pieni e dapoi in casa i mittìami drent'a un sacchettu chjusu in cucina. Una matìna chi ci n'érami pisàti chi ghjéra sempri bughju, quandu sèmu andati à piddà u sacchéttu iddu éra biotu è i granci ghjiràiani pa' tutti i càmmari e c'hè vuluta più di mez'ora pa' ricapizzulàlli tutti.


Gallurese

Li passatempi

Sòcu natu in Gaddura e v'agghju passatu li mèddu anni di la mè ciuintù. M'ammentu candu érami stéddi chi li nostri mammi ci mandàani da pal noi a fàcci u bagnu. Tandu la piaghja éra piena di rèna, senza scóddi e né ròcchi e si stagghjìa in mari ori fin'a candu, biaìtti da lu fritu andaghjìami a vultulàcci in chidda rèna buddènti da lu soli. Dapoi, l'ultima capuzzina pa' bucàcci la réna attaccata a la péddi e turràami in casa chi lu soli éra ghjà calatu, a l'ora di cena. Candu facìa bugghju a noi stéddi ci mandàani a fa' granchi, cu la luci, chi vi vulìa pa' accindì(attivà) l'ami pa' piscà. N'accapitàami a mandili pieni e dapoi in casa li mittìami indrent'a un sacchéddu chjusu in cucina. Una matìna chi ci n'érami pisàti chi éra sempri lu bugghju, candu sèmu andati a piddà lu sacchéddu iddu éra bòitu e li granchi ghjràani pa' tutti li càmbari e v'è vuluta più di mez'ora pa' accapitàlli tutti.


Sassarese

L'appènti(li giogghi)

Soggu naddu in Sassari e v'aggiu passaddu li mégli’anni di la pizzinìa mea. M’ammentu, candh’érami pizzìnni, chi li mammi nosthri zi mandàbani da soli a fà lu bagnu. Tandhu l'ippiàggia éra prena di rèna, chena ischògliu e rocca e si isthazìa in mari ori finz’a candhu, biatti da lu freddu andàbami a burthulàzzi in chiddha réna buddèndi da lu sori. A dabboi l’ulthimu cabuzzòni pa’ bugganni la réna attaccadda a la péddhi e turràbami a casa chi lu sòri éra jà caraddu, a l’ora di zena. Candhu si fazìa buggiu a noi pizzinni zi mandàbani a piglià grancu, cu’ la luzi chi vi vurìa pa’ innischà l'amu pa’ pischà. Ni pigliàbami umbè e a dabboi in casa li punìami a drentu a un saccareddu ciusu i’ la cuzina. Unu manzanu chi zi n’érami pisaddi chi éra ancóra buggiu, candhu semmu andaddi a piglià lu saccareddu chisthu éra bioddu e li granchi giràbani pa' totti li càmmari e v'è vuludda più di mezzora a accuglìnnili totti.

Esempi di còrso letterario

Estratto da U sirinatu di Scappinu (1817) di Salvatore Viale:

 (IV-XL) O Specchiu d'e zitelle di la pieve,
 O la miò chiara stella matuttina,
 Più bianca di lu brocciu e di la neve,
 Più rossa d'una rosa damaschina,
 Più aspra d'a cipolla, e d'u stuppone,
 Più dura d'una teppa, e d'un pentone.
 
 (IV-L) Bulentier lascierie d'esse Scapinu,
 Per esse u casacchin, ch'eo ti dunai,
 E stringhje lu tò senu alabastrinu;
 E or chi durmendu in lettu ti ne stai,
 Oh fussi u cavizzale, o u cuscinettu,
 O u lenzolu supranu d'u tò lettu!

Ninna Nanna di Sartene:

 Quandu saréti majori
 currareti par li piani
 l'arbi turnarani fiori
 l'oliu currarà à funtani
 Turnarà bàlzamu fini
 tutta l'acqua di u mari
 Tutti li vostri antinati
 erani omi famosi
 erani lesti è gagliardi
 sanguinarii è curaghjosi
 M'aviani sempri all'appostu
 cutràchini è beddi cosi.

Frasi e parole base

Salutarsi:

ciao: salutu
salve: salute
buongiorno: bonghjornu
buonasera: bonasera
buonanotte: bonanotte/bonanotti
come va?: cume/cumu site?/comu seti?
come stai?: cume/cumu/comu stai?
allora?: tandu?/allura?
di che (cosa) state parlando:?: a vi discurrite?
tutto bene?: a ti passi?

Scusarsi / Ringraziare:

mi scusi/per favore: mi scusu
scusatemi: scusatemi/scusetimi
grazie / vi ringrazio: grazia/a ringrazziavvi
mi fa molto piacere: mi face assai piacè
sono stato io: sò statu eiu
mi vergogno: mi vargognu

Conoscersi:

di dove siete / da dove venite?: d'induve site/seti?/di quale ne site/seti?
siete di Bastia?: site bastiacciu?
non sarete mica còrso?: ùn sariate micca Corsu?
sono ajaccino: eiù sò/socu Aiaccinu
dove sei nato?: induve site natu?
sono nato a Bonifacio: sò natu in Bunifaziu

Accettare, suggerire e proporre:

sono d'accordo: hè detta
va bene: va bè
faccio come dici: aghju da fà cum'è tù dici
facciamo una partita a dama?: a ci femu una dama?

Chiedere qualcosa:

posso venire con voi?: possu vene incu voi?
posso mangiare?: manghjà, possu?

Dare valutazioni:

per quanto mi riguarda: in quant'è a mè...
(io) penso che...: pensu chì...
(io) credo che: credu chì...
(io) sono sicuro e certo che...: sò sicuru è certu chi...
(io) sono convinto che: sò scunvintu chì...

Indicare qualcosa o qualcuno:

miracolo! / per fortuna!: mirallu!
guarda!: feghja!/fideghjia!
l'hai qui davanti!!: l'hai quì davanti!
la vedi questa donna?: a vedi st'a donna?
lo vedi quest'uomo?: u vedi st'omu?
la vedi questa ragazza?: a vedi st'a figlia?/sta zitedda?
lo vedi questo ragazzo?: u vedi sto figliolu/stu ziteddu?
lo vedi questo/a bambino/a?: a/u vedi sto/a cininu/a/zitedducciu/a?

Note: Essendo il còrso formato da diverse varianti, le parole in alcuni casi possono cambiare da zona a zona.

Esempi di parole in còrso cismontano e in còrso oltramontano

Còrso cismontano Còrso oltramontano Italiano
a giuventù a ghjuventù la gioventù
ghjunghje ghjungna giungere
manghjà magnà mangiare
zitellu ziteddu bambino
cavallu cavaddu cavallo
collu coddu collo
stella stidda stella
pelle peddi pelle
ellu / ella iddu / idda lui / lei
piglià piddà prendere
famiglia famidda famiglia
paglia padda paglia
fornu furru forno
carne carri carne
parlate parleti voi parlate
pàrlanu pàrlani essi parlano
simu semu noi siamo
cane ghjàcaru cane
sì / sè
esse essa essere
accende accenda accendere
corre corra correre
cunnosce cunnoscia conoscere
induve induva dove
u mare u mari il mare
u pane u pani il pane
a volpe a volpi la volpe

Esempi

Italiano Còrso Gallurese
la terra a terra/a tarra la tarra
il cielo u celu/i lu celi
l'acqua l'acqua l'ea
il fuoco u focu lu focu
l'uomo l'omu l'omu
la donna a donna la fèmina
mangiare manghjà manghjà/magnà
bere beie/bì
grande grande/grende/grandu mannu/grendi/grandi
piccolo chjùcu/ciucu/pìcculu/mischinu/minori minori/picculu
il burro u butiru/a grètula lu buttirru
il mare u mare/u mari lu mari
il giorno u ghjornu la dí
il fiore u fiore/fiori lu fiori
la scimmia a scimia la municca
la macchia a tacca/a macula la tacca
la testa u capu lu capu
la finestra u purtellu/u purteddu lu balconi/lu pulteddu
il tavolo u tavulu la banca
il piatto u piattu lu piattu
lo stagno u stagnu lu stagnu
il lago u lagu/lavu lu lagu
un arancio un aranciu un aranciu
la scarpa u scarpu lu calzari/lu scalpu
la zanzara a zinzala la zínzula
la luce a luce/a luci la luci
un'unghia un'unghja un'unghja/un'ugna
la lepre a lèvura/a levra/u lèparu lu lèpparu
la volpe a volpe lu maccioni
il ghiaccio u ghjacciu lu ghjacciu
il cioccolato a cicculata lu cioccolatu
l'aereo l'aviò l'aereu /l'apparecchju
la valle a valle/a vaddi la vaddi
il monte u monte/u monti lu monti
il fiume u fiume/u riu lu riu
la montagna a muntagna la muntagna
la strada (extraurbana) a strada/u caminu la strada/lu caminu
la strada (urbana) a stretta/u carrughju la strada/la carrera/la stritta
il bambino u zitellu/u ziteddu lu steddu
il neonato u ciruculu/pargulettu/piuppiunellu la criatura/lu stidducciu
la ferrovia u caminu di farru/a ferruvia la ferruvia
il sindaco u merru/u meru/u merre lu sìndacu
il municipio/il Comune u merria/u meria/a Casa Cumunale/a Casa Cumuna la Cumuna/la Casa Cumunali
la stazione la gara/a stazioni la stazioni
l'auto la vittura la vittura/la macchina

I numeri

1 unu
2 dui
3 tre
4 quattru
5 cinque
6 sei
7 sette
8 ottu
9 nove/novi
10 dece/deci
11 ondeci/ondici
12 dodeci/dodici
13 tredeci/tredici
14 quattordeci/quattordici
15 quindeci
16 sedeci/sedici
17 dicessette/dicissette
18 diciottu
19 dicennove/dicinnovi
20 vinti/venti
21 vintunu
22 vintidui
23 vintitrè
24 vintiquattru
25 vinticinque
26 vintisei
27 vintisette
28 vintottu
29 vintinove/vintinovi
30 trenta
40 quaranta
50 cinquanta
60 sessanta/sissanta
70 settanta/sittanta
80 ottanta
90 nuvanta/novanta
100 centu
200 duiecentu / duie centu
300 trecentu / trè centu
400 quattrucentu / quattru centu
500 cinquecentu / cinque centu
1000 mille
2000 duiemila / duimila
1,000,000 un milione/un millione
1,000,000,000 un miliardo

I giorni della settimana

Italiano Còrso Gallurese
Lunedì Luni Luni
Martedì Marti Malti
Mercoledì Mercuri/Marcuri Màlcuri
Giovedì Ghjovi¹ Ghjoi
Venerdì Venneri/Vènnari² Vènnari
Sabato Sàbbatu Sàbbatu
Domenica Dumènica/Duminica Dumínica

Note:
¹altra forma usata è Ghiovi
²altre forme usate Veneri, Venari, Vendari, Venderi

I mesi

Italiano Còrso Gallurese
Gennaio Ghjennaghju/Ghjnnaghju Ghjnnagghju
Febbraio Ferraghju/Friaghju Friagghju
Marzo Marzu Malzu
Aprile Aprile/Aprili Abrili
Maggio Maghju Magghju
Giugno Ghjugnu Làmpata
Luglio Lugliu/Luddu Agliola
Agosto Aostu/Austu Austu
Settembre Settembre/Sittembri Capidannu
Ottobre Ottobre/Uttovri/Uttrovi Santigaini
Novembre Novembre/Nuvembri Santandria
Dicembre Decembre/Dicembri Natali

Nota:
in gallurese, nel linguaggio comune, spesso le forme tradizionali làmpata, agliola, capidannu, Santigaini, Santandria e Natali tendono a essere sostituite rispettivamente da ghjugnu, luddu, sittembri, uttobri, nuembri e dicembri.

Le stagioni

Italiano Còrso Gallurese
Primavera primavera/veranu/branu branu/primmaera
Estate istate/istati statiali/istiu
Autunno autunnu/vaghjimu vagghjimu/ottugnu
Inverno invernu/invarru varru

I pasti

Italiano Còrso Gallurese
Colazione Cullaziò/Cullazione Smulzu
Pranzo Pranzu Gustari
Merenda Merenda/Mirenda Mirenda
Cena Cena Cena

La cucina

Italiano Còrso Gallurese
Acqua Acqua Ea
Vino Vinu Vinu
Birra Biera Birra
Aceto Acetu Acetu
Olio Oliu Ociu
Latte Latte/i Latti
Miele Mele/i Méli
Uovo Ova Oa
Pane Pane/i Pani
Riso Risu Risu
Prosciutto Prisuttu Prusciuttu
Salsiccia Salciccia Salticcia
Zucchero Zùccaru Zùccaru
Sale Sale/i Sali
Patata Pomu Pomu
Polenta Pulenda Pulenta
Formaggio Casgiu/Formaggiu Casgiu
Caffè Caffè Caffè
Pesce Pesce/Pesciu/Pisciu/Pisce Pesciu
Carne Carne/Carri Carri
Verdura Ortaglia/Urtaglia/Ortame Ultalizia
Pasta Pasta Pasta
Pizza Pizza Pizza
Focaccia Fucaccia Coccu/Fucaccia
Biscotto Biscottu Biscottu
Torta Torta Tulta
Tonno Tonnu Tonnu
Zuppa Suppa/Minestra Minestra/Suppa
Sogliola Sogliula Sogliula

Nomi delle città còrse

Nome italiano Nome còrso Nome francese
Aiaccio Aiacciu Ajaccio
Bastia Bastia Bastia
Corte Corti Corte
Calvi Calvi Calvi
Sartena Sartè Sartène
Bonifacio Bunifaziu Bonifacio
Porto Vecchio Portivechju Porto Vecchio
Isola Rossa Isula Russa L'Île-Rousse
Propriano Prupià Propriano
San Fiorenzo San Fiurenzu Saint-Florent

I nomi delle città còrse sono praticamente tutti di orgine italiana, poiché la lingua colta impiegata in Corsica sino all'imposizione per legge (seconda metà del XIX secolo) del francese, era la lingua italiana. Gran parte dei maggiori centri, inoltre, sono stati fondati o promossi al rango di città per iniziativa dei governi Pisano e Genovese. Anche dopo la conquista francese solo due nomi di città in Corsica sono stati completamente francesizzati, Isola Rossa (diventato L'Île-Rousse) e San Fiorenzo (diventato Saint-Florent). Altre modifiche minori hanno riguardato Aiaccio, per la quale è stata utilizzata la forma italiana arcaica Ajaccio e Sartena, diventato Sartène, oltre all'aggiunta di un trattino tra tutti i nomi doppi (ad es. Porto-Vecchio per Porto Vecchio). La denominazione di Tox è invece antecedente alla conquista francese in quanto era già utilizzata come variante alternativa a Tòcchisi (ancora oggi forma còrsa). La versione còrsa dei nomi delle città è comunque assai prossima a quella italiana.

Bibliografia

  • FALCUCCI, Francesco Domenico. Vocabolario dei dialetti della Corsica. 1915
  • MARCHETTI, Pascal. Intricciate è cambiarine. Éd. Beaulieu, 1971
  • CECCALDI, Mathieu. Dictionnaire corse-français. Éditions Klincksieck, 1974
  • MARCHETTI, Pascal. Le corse sans peine (U corsu senza straziu). Chennevières sur Marne: Assimil, 1974
  • MELILLO, A.M. Profilo dei dialetti italiani: Corsica. Pisa: Pacini Editore, 1977
  • AGOSTINI, Pàulu Marìa. L'usu di a nostra lingua. 1984
  • FUSINA, Jaques. Les racines de la vie, La Corse naturelle. Paris: Éditions CRITT/DRAE/DRT, 1991
  • SAINT-BLANCAT, C. (a cura di). La Corsica. Identità Etnico-Linguistica e Sviluppo. Padova, CEDAM, 1993
  • FUSINA, Jaques. Parlons Corse. Paris: Éditions L'Harmattan, 1999
  • MARCHETTI, Pascal. L'usu còrsu (diziunariu corsu-talianu-francese). Éditions Stamperia Sammarcelli, 2001
  • DURAND, Olivier. La lingua còrsa. Brescia: Paideia Editrice, 2003 - ISBN 88-394-0674-3

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