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IPv6 è la versione dell'Internet Protocol che succede a IPv4. Esso introduce alcuni nuovi servizi e semplifica molto la configurazione e la gestione delle reti IP. La sua caratteristica più appariscente è il più ampio spazio di indirizzamento: IPv6 gestisce fino a circa 3,4 × 1038 indirizzi, mentre IPv4 gestisce soltanto fino a circa 4 miliardi (4 × 109) di indirizzi. Quantificando con un esempio, per ogni metro quadrato di superficie terrestre, ci sono 666.000.000.000.000.000.000.000 indirizzi IPv6 unici (cioè 666 mila miliardi di miliardi), ma solo 0,000007 IPv4 (cioè solo 7 IPv4 ogni milione di metri quadrati). L'ICANN rese disponibile[1] il protocollo IPv6 sui root server DNS dal 20 luglio 2004, ma solo dal 4 Febbraio 2008 iniziò l'inserimento dei primi indirizzi IPv6 nel sistema di risoluzione dei nomi. Si prevede che il protocollo IPv4 verrà utilizzato fino al 2025 circa, per dare il tempo necessario ad adeguarsi e correggere gli eventuali errori. Il motivo più pressante dietro l'adozione del protocollo IPv6 è stato l'insufficienza di spazio per l'indirizzamento dei dispositivi in rete, in particolar modo nei paesi altamente popolati dell'Asia come l'India e la Cina. Si veda la voce sull'esaurimento degli indirizzi IPv4 per approfondimenti. Oltre a rispondere a questa esigenza l'IPv6 incorpora alcuni protocolli che prima erano separati, come l'ARP, ed è in grado di configurare automaticamente alcuni parametri di configurazione della rete, come per esempio il default gateway. Inoltre supporta nativamente la qualità di servizio e introduce l'indirizzamento anycast, che permette ad un computer in rete di raggiungere automaticamente il più vicino server disponibile di un dato tipo (un DNS, per esempio) anche senza conoscerne a priori l'indirizzo. Per quanto riguarda i grandi gestori di telecomunicazioni, le principali migliorie sono:
Queste tre novità alleggeriscono molto il lavoro dei router, migliorando l'instradamento e il throughput (pacchetti instradati al secondo). Insieme all'IPv6 inoltre viene definito anche l'ICMPv6, molto simile all'ICMPv4 ma che ingloba il vecchio protocollo IGMP, assumendosi anche il compito di gestire le connessioni multicast. IPv6 è la seconda versione dell'Internet Protocol ad essere ampiamente sviluppata, e costituirà la base per la futura espansione di Internet.
L'indirizzamento in IPv6Il cambiamento più rilevante nel passaggio dall' IPv4 all' IPv6 è la lunghezza dell'indirizzo di rete. L'indirizzo IPv6, come definito nel RFC 2373 e nel RFC 2374 è lungo 128 bit, cioè 32 cifre esadecimali , che sono normalmente utilizzate nella scrittura dell'indirizzo come descritto più avanti. Questo cambiamento porta il numero di indirizzi esprimibili dall' IPv6 a 2128 = 1632 ≈ 3.4 x 1038. Si sente dire spesso che uno spazio di indirizzamento di 128 bit sia ampiamente sovradimensionato. Occorre però considerare che la ragione di un indirizzamento così ampio non è da associare alla volontà di assicurare un numero sufficiente di indirizzi, quanto piuttosto al tentativo di porre rimedio all'attuale frammentazione dello spazio di indirizzamento IPv4. È oggi, infatti, possibile che un singolo operatore di telecomunicazione abbia assegnati numerosi blocchi di indirizzi non contigui. La seconda grossa differenza fra l'indirizzamento IPv4 e quello IPv6 è che le vecchie classi di indirizzo IPv4 erano basate sul concetto di rete e sottorete, mentre in IPv6 questa suddivisione è lasciata all'utente finale dell'indirizzo (si presume che diverrà prassi normale assegnare non un singolo indirizzo agli utenti IPv6 ma intere sottoclassi). I primi 10 bit dell'indirizzo IPv6 descrivono genericamente il tipo di computer e l'uso che questo fa della connessione (telefono VoIP, PDA, data server, telefonia mobile ecc.) Questa caratteristica svincola virtualmente il protocollo IPv6 dalla topologia della rete fisica, permettendo per esempio di avere lo stesso indirizzo IPv6 a prescindere dal particolare internet provider che si sta usando (il cosiddetto IP personale), rendendo l'indirizzo IPv6 simile a un numero di telefono. Queste nuove caratteristiche però complicano il routing IPv6, che deve tenere conto di mappe di instradamento più complesse rispetto all'IPv4; proprio le nuove proprietà dell'indirizzamento sono anche i potenziali talloni d'Achille del protocollo. Notazione per gli indirizzi IPv6Gli indirizzi IPv6 sono composti di 128 bit ma sono solitamente rappresentati come 8 gruppi di 4 cifre esadecimali (ovvero 8 parole di 16bit ciascuna). Ad esempio: 2001:0db8:85a3:08d3:1319:8a2e:0370:7344 rappresenta un indirizzo IPv6 valido. Se uno dei gruppi è composto da una sequenza di quattro zeri può essere contratto ad un solo zero: 2001:0db8:85a3:0000:1319:8a2e:0370:7344 corrisponde a: 2001:0db8:85a3:0:1319:8a2e:0370:7344 Inoltre, una sequenza di zeri contigui (ed una soltanto) può essere contratta con semplice sequenza "::": 2001:0db8:0000:0000:0000:8a2e:0370:7344 corrisponde a: 2001:0db8:0:0:0:8a2e:0370:7344 o ancora più sinteticamente a: 2001:0db8::8a2e:0370:7344 Seguendo le regole poc'anzi menzionate, se più sequenze simili si susseguono, è possibile ometterle tutte: 2001:0DB8:0000:0000:0000:0000:1428:57ab 2001:0DB8:0000:0000:0000::1428:57ab 2001:0DB8:0:0:0:0:1428:57ab 2001:0DB8:0::0:1428:57ab 2001:0DB8::1428:57ab sono tutte valide ed indicano lo stesso indirizzo. Attenzione, però: 2001::25de::cade non è valido poiché non è possibile definire quante sequenze siano presenti nelle due lacune. Inoltre possono essere omessi anche gli zeri iniziali di ogni gruppo: 2001:0DB8:02de::0e13 corrisponde a: 2001:DB8:2de::e13
::ffff:192.168.89.9 è uguale a ::ffff:c0a8:5909 ma diverso da: ::192.168.89.9 o da: ::c0a8:5909. rendendo così la sintassi IPv6 retrocompatibile con quella IPv4 con evidenti benefici. la forma di scrittura ::ffff:1.2.3.4 è chiamata IPv4-mapped address, ed è sconsigliata. Il formato ::1.2.3.4 è un IPv4-compatible address. Gli indirizzi IPv4 sono facilmente trasformabili in formato IPv6. Ad esempio, se l'indirizzo decimale IPv4 è 135.75.43.52 (in esadecimale, 0x874B2B34), può essere convertito in: 0000:0000:0000:0000:0000:0000:874B:2B34 o più brevemente ::874B:2B34. Anche in questo caso è possibile l'uso della notazione ibrida (IPv4-compatible address), usando la forma ::135.75.43.52. Indirizzi specialiÈ stato definito un certo numero di indirizzi con significati particolari. La tabella seguente ne elenca alcuni nella forma CIDR notation – Guardate le pagine di riferimento per informazioni ulteriori.
Il pacchetto IPv6Il pacchetto IPv6 si compone di due parti principali: l'header e il payload. L'header è costituito dai primi 40 bytes del pacchetto e contiene 8 campi, 5 in meno rispetto all'IPv4. I campi sono inseriti col byte più significativo messo per primo (notazione big-endian) e all'interno dei singoli byte il bit più significativo è il primo (quello di indice 0).
Esistono due versioni di IPv6 lievemente diverse tra loro: la versione iniziale (ora obsoleta, descritta nel RFC 1883) differisce da quella attuale (descritta nel RFC 2460) per un campo. Si tratta della classe di traffico la cui dimensione è stata portata da 4 a 8 bit. Tutte le altre differenze sono minime. IPv6 ed i Domain Name SystemGli indirizzi IPv6 sono rappresentati nel Domain Name System dal Record AAAA ( detto anche record quadruplo-A) per il forward lookup (analogamente al Record A del IPv4); la risoluzione DNS inversa si appoggia sulla zona ip6.arpa (precedentemente ip6.int). Questo schema di funzionamento viene descritto nel RFC 3596. Lo schema della quadrupla A è uno dei due proposti in fase di design del protocollo IPv6. La proposta alternativa aveva record A6 per il revers lookup ed altre innovazioni quali le bit-string labels e i record DNAME è descritta nel RFC 2874 (sperimentale) e nei documenti collegati. Sebbene lo schema AAAA sia una semplice generalizzazione dei DNS IPv4, lo schema A6 sarebbe stato un'estensione più generica, ma anche più complessa:
Lo schema AAAA è stato standardizzato nell'agosto del 2002 nel RFC 3363 (nel RFC 3364 sono valutati tutti i pro ed i contro di entrambi gli schemi proposti). Principali notizie su IPv6
La transizione all'IPv6Luglio 2007 è datato l'Internet Draft che presenta un piano di transizione per trasformare la rete Internet principalmente basata su IPv4 in quella principalmente basata su IPv6. La data di termine proposta da alcuni per la transizione è il 1° gennaio 2011, ma è praticamente certo che molti vecchi calcolatori rimarranno online senza venire aggiornati, e macchine IPv6 ed IPv4 convivranno sulla rete per decenni. Perciò il meccanismo adottato per gestire questo periodo transitorio è il cosiddetto dual stack: ogni sistema operativo che supporta IPv6 comunicherà con le macchine IPv4 grazie a un secondo stack di protocolli IPv4 che opera in parallelo a quello IPv6. Quando il computer si connetterà ad un'altra macchina in internet, l'informazione di quale stack usare (v4 o v6) gli sarà data dal DNS, che insieme all'indirizzo di rete dirà anche quali protocolli sono supportati dall'altra macchina. Vantaggi:
Svantaggi:
Meccanismi di transizioneSino a quando la connettività non sarà largamente disponibile e supportata nativamente in IPv6 dall'infrastruttura di rete, è necessario utilizzare un meccanismo di trasporto dei pacchetti IPv6 su rete IPv4 tramite la tecnologia del tunneling. Questo può essere realizzato con:
Questi tunnel funzionano tramite l'incapsulamento dei pacchetti IPv6 in pacchetti IPv4 con il campo next-layer (protocol-type) impostato a 41 da cui il nome di proto-41. Similarmente, l'ISATAP permette la trasmissione di traffico IPv6 su infrastrutture IPv4. Anche questo protocollo usa il proto-41. Quando la connettività IPv6 è richiesta da una rete nascosta da una un apparato che implementa NAT e che solitamente blocca il traffico del protocollo 41, è possibile usare il protocollo Teredo che incapsula l'IPv6 all'interno di datagrammi UDP su IPv4. È pure possibile usare proxy IPv6-to-IPv4 e IPv6-to-IPv6, sebbene questi siano solitamente specifiche dell' application-layer (come il protocollo HTTP). Gruppi di lavoro IETF affini
NoteBibliografia
Voci correlateCollegamenti esterni
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