Disc jockey

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Il Disc Jockey (o DJ) è una figura professionale del mondo della musica.

Indice

La figura del DJ

Il Disc Jockey o più comunemente DJ è un intrattenitore che si occupa della musica trasmessa in un ambiente, selezionando (a seconda del suo stile, delle occasioni e dei gusti del pubblico) brani musicali di vario genere attraverso la tecnica del missaggio (in inglese mix, miscelazione) in modo da unire più tracce in sequenza da supporti musicali come il disco vinile, il cd o più di recente il file mp3 in modo da ottenere un unico flusso musicale che risulti piacevole all'ascoltatore.

L'attività svolta dal DJ al fine di creare mix di suoni in maniera limpida è definita con il termine inglese DJing, attività che richiede almeno un minimo di conoscenze teorico-pratiche di carattere musicale ed elettronico. Oggi molti DJ sono considerati delle star del mondo della musica in quanto sono impegnati in tournée, serate, e altre attività imprenditoriali connesse al mondo della discografia (apertura di etichette discografiche, studi di registrazione, discoteche ed emittenti radiofoniche) tale da creare una vera e propria industria legata alla figura del dj.

Nonostante ciò è da segnalare il fenomeno, soprattutto negli ultimi anni, di un notevole incremento del numero di dj o presunti tali favorito soprattutto dalle agevolazioni dai prezzi favorevoli sul mercato per dj, dall'avvento del digitale, dalla pirateria discografica, da internet, e dai più sofisticati lettori CDJ ormai capaci di mixare in automatico.

La storia

Secondo alcuni la nascita del DJ coincide con i primi esperimenti radiofonici, quando i pionieri delle trasmissioni via radio collegavano dei grammofoni a dei trasmettitori.

Ciò nonostante, il vero inizio dell'attività del DJ avvenne con l'apertura delle prime discoteche in Francia durante il dominio nazista. Durante questo periodo nacquero le primissime discoteques dove venivano diffusi dischi jazz e blues provenienti dal nuovo continente nonostante il regime vietasse la diffusione di opere discografiche statunitensi. Naturalmente ci voleva qualcuno addetto a selezionare tali dischi: quel qualcuno diventerà presto il "DJ" con l'uscita allo scoperto della discoteca e l'esportazione in America negli anni sessanta dove verrà coniato il termine DJ (letteralmente "fantino dei dischi"). All'inizio il compito del dj era semplicemente quello di mettere uno dopo l'altro i dischi (acquistati dal locale) ed effettuare avvisi con il microfono. Il dj di allora percepiva una retribuzione pari o inferiore a quella di un barista.

Negli anni '70 arrivò la Saturday Night Fever (Febbre del Sabato sera), e la disco music. Insieme alla discoteca, il DJ acquisì sempre più prestigio, diventando l'artefice della buona riuscita di un evento e della buona fama di un locale. Successivamente arrivarono i tempi del Loft e la discoteca divenne luogo di amore per la musica dove la gente entrava per lasciarsi trasportare dalle atmosfere create dal DJ. Nacquero le prime star di cui il primo fu di sicuro Dave Mancuso, ispiratore di un'intera generazione di frequentatori del suo Loft, lanciando grandi DJ come Larry Levan, Kenny Carpenter, Frankie Knuckles, Nicky Siano, Francois Kevorkian e Larry Heard. In Italia nel 1975 Miki del Ciak di Bologna fu il primo a far conoscere al pubblico il genere musicale americano con la sua grande capacità tecnica nel mixaggio paragonabile solo ai migliori DJ d'oltreoceano.

Infatti, furono gli americani gli inventori del movimento house music che dette il "la" a tutto un immenso filone di musica elettronica, prodotta dal DJ stesso. Da quel momento il dj assunse il ruolo di sperimentatore sonoro nonché di funambolo del mixaggio con l'introduzione del mix "in battuta", tecnica che consiste nel far combaciare perfettamente le battute di tempo di due dischi in sincronia (battute espresse in bpm, ovvero battiti per minuto).

A metà degli anni '80 arrivò Carl Cox che fu uno dei pochi ad usare in una serata ben tre piatti, di cui due per mixare e uno per creare effetti, o inserire nella selezione delle versioni "a cappella" di canzoni per creare dei veri e propri remix dal vivo. Negli stessi anni nasceva nei ghetti neri un'altra interpretazione dell'arte del DJing: il turntablism, promosso da DJ premiere e soci; questa complessa arte si svilupperà (soprattutto nel genere rap) fino a far diventare il giradischi una sorta di strumento musicale, capace di produrre dei suoni con il movimento manuale ripetuto del disco sul platter, il cosidetto "graffio" della puntina o scratch.

Infine, negli anni novanta i DJ, ormai popolari, divennero gli idoli dei clubbers i quali presero a muoversi da una città all'altra o da un paese all'altro per seguire i loro DJ preferiti. Da qui in poi si aprirà l'era di una lunga serie di dj famosi a livelli nazionali ed internazionali come Tiesto, Todd Terry, Sven Väth (ex cantante degli Off resi famosi dal brano Electrica salsa) , e in Italia Stefano Secchi, Piero Fidelfatti, Paul e Peter Micioni, Mauro Picotto, Marco Trani, Leo Màs, Andrea Gemolotto, Frabrice, Salvatore Stallone, Claudio Rispoli, Flavio Vecchi, Gigi D'Agostino, Gabry Ponte, Ricky Montanari, Claudio Coccoluto,Francesco Farfa, Albertino, Molella, Fargetta, Prezioso, Danny Caliro, Ralf, Luca Colombo, Joe T Vannelli, Benny Benassi,Gianni Morri, Rallo, Jeanluka Mone, dom3D, Alex Gaudino e tanti altri.

Il mixaggio e la Consolle

Il Mix consiste nel miscelare brani in sequenza e senza brusche variazioni di tempo al fine di creare un flusso sonoro continuo a favore del pubblico sulla pista da ballo.

Per poter effettuare il mixaggio un DJ ha essenzialmente bisogno di una strumentazione professionale adatta che prende il nome di consolle o regia audio. La consolle per dj principalmente è composta da due giradischi o due CDJ (lettori cd per dj) con controllo di velocità del brano (detto pitch shifter), un Mixer audio a due o più canali, una cuffia da studio ed eventualmente un microfono per fare animazione. Ovviamente la consolle va poi connessa ad un impianto di due o più diffusori stereo (o più comunemente casse acustiche) le quali necessitano di un amplificatore audio. Per poter ascoltare la musica in uscita, e quindi controllare il mixaggio, il dj si serve di un diffusore acustico detto studio monitor.

Nonostante i dj più tradizionali prediligano l'uso dei giradischi, con l'evoluzione digitale si è avuta negli ultimi anni la diffusione dei cdj che ad oggi permettono persino la riproduzione ed il mix di files mp3. In alcuni modelli i cdj integrano funzioni talvolta utili e liberatorie per la creatività come l'emulazione dello scratch, processamenti DSP del segnale come l’echo, flanger, delay, filter , il loop, che permette di riprodurre all'infinito un determinato spezzone di traccia detto campione o un certo numero di attacchi di brano detti cue points che permettono al DJ di saltare istantaneamente a dei punti determinati del brano in esecuzione. Il digitale offre inoltre la capacità di mantenere inalterata la tonalità del brano, indipendentemente dalla velocità di esecuzione (master tempo) e dall'effetto applicato.

La tecnica del mixaggio si basa fondamentalmente sull'allineamento dei battiti per minuto (bpm) fra due brani diversi. Al fine di eseguire questa operazione, il DJ aumenta o diminuisce la velocità del disco in preascolto in cuffia (il pitch).

per riuscire a mettere "a tempo" due brani quando la differenza di bpm si fa sentire (un piccolo scarto è difficilmente evitabile), il DJ ricorre al bending ovvero all'azione di aumentare e diminuire la velocità del brano spingendo o opponendo resistenza alla rotazione del disco (processo similare nei CDJ) per ottenere una variazione estemporanea del bpm. In fase di miscelazione inoltre, grazie al mixer, è possibile livellare i volumi e le frequenze per armonizzare acusticamente il mix e dare un ulteriore tocco di creatività. Infatti a seconda del brano e delle capacità del DJ si possono utilizzare diverse combinazioni per fondere più brani insieme, come tagliare le frequenze di una ed entrare con la seconda solo con le frequenze corrispondenti, sovrapporre in maniera continua o "a tempo" solo alcuni riff durante l'applicazione di un effetto esterno e così via.

Elemento chiave di ogni mixer è il cross-fader utilizzato da molti nel momento del mixaggio. Il crossfader è un cursore orizzontale, posto solitamente sulla parte inferiore del mixer, che permette di passare un segnale audio da un canale all'altro in uscita sul master (l'audio in ascolto). Il fader in alcuin mixer implementa alcune funzioni per agire sul segnale come la "curva di taglio" delle frequenze, che a seconda delle proprie esigenze può essere piu dura e netta (ad esempio per effettuare uno scratch efficace), o più fluida (permettendo di sfumare da un canale all'altro in maniera graduale).

I mixer a seconda del livello di professionalità richieste offrono molte funzioni come le unità multieffetti DSP, campionatori, filtri o uscite di tipo MIDI che permettono l'autosincronizzazione con alcune apparecchiature MIDI hardware e software come drum machines, campionatori o sequencers.

Turntablism

Il turntablism viene collegato immediatamente all'attività di un DJ di tipo hip hop: grazie a questa disciplina il dj riesce a suonare il disco, cioè ad utilizzare un giradischi e un disco in vinile come strumenti; gli effetti sonori prodotti vengono definiti in gergo scratches.

Una vera e propria "bibbia" sulle tecniche di effetti ("tricks" o "routines") si è sviluppata nel tempo. Sono innumerevoli le manipolazioni possibili del disco per creare effetti sonori: dai più comuni scratch (con le sue infinite varianti) ai backspin (far suonare al contrario il disco con la mano), passando per i beat juggling (o drumming - tecnica in cui si compongono al volo le batterie). Per queste tecniche il DJ utilizza prevalentemente una coppia di giradischi, in quanto più pratici per il controllo manuale della rotazione del disco anche se oggi con le tecniche digitali è possibile creare questi effetti con i cdj che in alcuni modelli supportano tasti che riproducono in automatico tali effetti. Gli effetti inoltre si possono produrre in digitale con uno strumento detto effettiera, che oggi è possibile trovare anche nei più sofisticati mixer per dj.

Per eseguire gli effetti con i dischi vinile sono richiesti giradischi molto più solidi e affidabili di quelli necessari ad un DJ "classico" che suona in sequenza dei brani: l'usura e lo stress a cui è sottoposto un vinile, infatti, possono portare alla vera e propria distruzione dello stesso e della puntina. Molte case produttrici di strumenti di questo tipo (Vestax, Stanton, Shure, Ortofon, Technics ed altre) si sono specializzate nella realizzazione di strumenti adatti al turntablism, fornendo testine resistenti ai movimenti più estremi, panni che riducono la frizione tra disco e piatto (slip mat), nonché mixer con crossfader dedicati allo scratch.

Con l'avvento delle nuove tecnologie iniziano a comparire i primi DJ che praticano il turntablism con il pc attraverso software interattivi che riproducono le funzioni delle consolle da dj, nonostante la cosa abbia creato moltissime critiche tra i cultori del genere.

Selezione

La selezione è la proposta musicale dei brani scelti dal DJ. Ciò che distingue i DJ (e che in alcuni casi ne fa la fortuna) è la sua capacità di creare un'atmosfera con i suoi dischi in una serata. Un bravo DJ non è un juke box che mette in sequenza i brani più in voga del momento, ma uno che sa scegliere il brano giusto che intenda i gusti del pubblico danzante al fine di intrattenerlo. A tal proposito, molto spesso il dj si affida a dei brani di successo definiti comunemente riempipista. Talvolta il DJ intende dare un certo "filo logico" alla sua selezione: in questo caso mixa dischi che siano simili per ritmo, tempo, genere o di un dato periodo musicale.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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