Disboscamento

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Foto satellitare della NASA: deforestazione in atto in Bolivia
Giungla incendiata per lasciar spazio all'agricoltura Messico meridionale
Deforestazione in Amazzonia

Il disboscamento, o deforestazione, consiste nell'abbattimento degli alberi per motivi commerciali o per sfruttare il terreno per la coltivazione.

Fin dall'antichità si disbosca per ottenere la legna da ardere per il riscaldamento domestico o da usare come materiale da costruzione, per ottenere nuovi terreni da destinare all'agricoltura e all'espansione urbana. Questo fenomeno interessa soprattutto le aree tropicali dove vengono eseguite con il metodo del "taglia e brucia": dapprima si abbattono gli alberi e poi si incendia il sottobosco rimanente. Una volta terminato l'incendio si sarà depositata sul terreno della cenere che fertilizza il terreno.

Questo sistema arreca gravi danni all'equilibrio dell'ambiente naturale, infatti la cenere fertilizza per poco tempo il terreno, mentre la distruzione del sottobosco distrugge in tutto e per tutto l'habitat della foresta pluviale accelerando fenomeni erosivi del terreno. Dopo pochi anni si deve abbandonare il terreno e diboscare un'altra area. Inoltre l'utilizzo del fuoco è molto pericoloso perché danneggia la fauna e spesso sfugge al controllo causando danni ancora più gravi. Questo fenomeno, ancora molto frequente nella foresta amazzonica e in crescita in molte altre aree del pianeta, porta via molti alberi al polmone verde della Terra. I paesi maggiormente interessati da questo fenomeno (spesso anche connesso con attività illegali) sono Cina, Colombia, Congo[1], Brasile, India, Indonesia, Myanmar, Malesia, Messico, Nigeria e Thailandia, che insieme compiono più del 70% di diboscamento mondiale.

Indice

I danni della deforestazione

Le piante verdi aiutano a mantenere stabile la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera (attraverso la fotosintesi clorofilliana). L'utilizzo di combustibili fossili ed il disboscamento stanno causando un aumento di CO2 nell'atmosfera, che ha diretta influenza in fenomeni come l'effetto serra ed il riscaldamento globale. Gli effetti negativi del diboscamento sono numerosi e comprendono:

  • l'effetto serra
  • desertificazione nei territori secchi
  • erosione, frane e smottamenti nei territori piovosi e collinari
  • inquinamento degli ecosistemi acquatici (a causa del dilavamento delle acque)
  • sottrazione di risorse per le popolazioni indigene

Il diboscamento (sia volontario che non voluto) è il risultato della rimozione di alberi senza che vi sia una riforestazione sufficiente. Ci sono molte cause di ciò, che possono variare da una lenta degradazione forestale ad improvvisi incendi, ad intense attivita di pascolo. Mentre il diboscamento delle foreste pluviali tropicali ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica, le foreste torride tropicali stanno scomparendo ad una velocità sostanzialmente più alta. Invece di catturare le precipitazioni, che filtrano poi nel sottosuolo, le aree diboscate diventano aree di veloce deflusso acquifero superficiale. Il diboscamento contribuisce inoltre ad una riduzione dell'evapotraspirazione, che diminuisce l'umidità atmosferica e le precipitazioni; ad esempio nel Nord e nel Nord-ovest della Cina la media delle precipitazioni annuali è diminuita di un terzo tra il 1950 e il 1985. Anche la produzione di legname può essere una causa di diboscamento, ma in misura inferiore alle cause su esposte. Le foreste sono un'importante riserva di carbone, sono fondamentali per il ciclo del carbonio, risanando l'aria dall' anidride carbonica e altri agenti inquinanti.
I boschi e le foreste sono inoltre importantissimi ecosistemi con una elevatissima biodiversità in cui vivono numerosissime specie viventi.
Sono anche oggetto di bellezza estetica, naturalistica e culturale. Il diboscamento comporta la perdita di questi valori, del rispetto delle foreste e in generale dell'ambiente.

Controllare la deforestazione

I metodi per controllare e ridurre la deforestazione sono numerosi, ma tutti dipendono dalla volontà politica di attuarli, anche in contrasto con forti interessi economici.

Fra questi vi è prima di tutto una agricoltura sostenibile, che attui sistemi di rotazione delle colture e che utilizzi meno territorio. Questo non è affatto scontato nei paesi in via di sviluppo dove la popolazione è in rapida crescita.

Una corretta gestione delle foreste è alla base di tutto. Alla Conferenza di Rio del 1992 si è proposto un sistema gestione forestale sostenibile (GFS), con lo scopo di controllare il patrimonio e gli ecosistemi forestali a livello mondiale. A questo è seguita la formazione di alcune organizzazioni come il Forest Stewardship Council, attivo per la salvaguardia delle foreste tropicali, del Nord America e dell'Europa: FSC certifica i prodotti costituiti da materie prime che non consumano il patrimonio forestale.

La deforestazione continua ad avanzare, e si sta rendendo necessario attuare politiche di riforestazione. Ad esempio in Cina il governo ha chiesto ai cittadini di contribuire piantando alberi. Anche numerose associazioni si occupano della riforestazione, ma sembra che gli sforzi non siano completamente condivisi a livello mondiale. L'unico paese che ha aumentato il proprio patrimonio boschivo nel corso del XX secolo mediante politiche governative è Israele. In Europa il disboscamento sembra aver rallentato la sua corsa, ma in paesi come l'Italia questo sembra più essere dovuto all'abbandono del patrimonio boschivo e in parte di quello agricolo, piuttosto che ad una loro oculata gestione.

Note

  1. ^ Il saccheggio delle foreste del Congo. Rapporto di Greenpeace, 2007.

Va precisato, per i navigatori di lingua italiana, che "deforestazione" e "disboscamento" non devono essere considerati sinonimi. Infatti, per deforestazione si deve intendere l'ERADICAZIONE della superficie boscata con effetto duraturo, anche se non necesasariamente definitivo; per disboscamento devono intendersi quelle operazioni appartenenti alla SELVICOLTURA NATURALISTICA le quali, tramite un'oculata selezione delle piante da abbattere, in realtà provvedono al mantenimento in salute delle superfici forestali esistenti e allo sviluppo delle giovani piante preservandole per il futuro. Ove il taglio non avvenga sotto i dettami della moderna selvicoltura naturalistica, IL DISBOSCAMENTO ha l'effetto della distruzione della superficie forestale che, in alcuni casi può risultare di lunga durata (conifere in assenza di rinnovazione, zone aride, aree delicate, ecc.). Per i boschi e le foreste italiani sono in vigore già dagli anni 20 del secolo scorso (R.D.3267/1923), per tutte le proprietà pubbliche e per le grosse proprietà rivate, dei veri e propri PIANI DI GESTIONE FORESTALE E AMBIENTALE che hanno la finalità principale di tutelare e sviluppare il territorio boscato.

cosa principale, è che ora il disposcamento non si estende soltanto a quelle porzioni di verde, che vengono utilizzate dal mondo occidentale, ma la continua richiesta di generi alimentari coltivabili solo in monoculture estese su larga scala da parte dell' oriente, porta le comunità meno abienti a incrementare guadagno disboscando e cedendo spazio alle culture, ma a lungo andare questo processo metterà sia fine alle grandi zone verdi, ma anche alla sicurezza di un mondo dove la biodiversità non è compromessa.

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