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La sindrome da dipendenza dal lavoro o sindrome da workaholism[1] è un disturbo ossessivo-compulsivo, un comportamento patologico di una persona troppo dedita al lavoro e che pone in secondo piano la sua vita sociale e familiare sino a causare danni a se stessa, al coniuge, ai figli.
StoriaStoria del nomeIn Italia raramente viene usata la traduzione letterale "sindrome da ubriacatura da lavoro" e nemmeno la dizione italiana "sindrome da dipendenza dal lavoro", ma si usa generalmente la definizione americana "sindrome da workaholism".[senza fonte] Il termine workaholism nasce nel 1971 in USA a seguito di un libro di Wayne Edward Oates (medico-psicologo, 1917-1999) Confessions of workaholics: the facts about work addiction. In Germania è usato il termine tedesco "Arbeitssucht", in Giappone è chiamata "Karoshi". Il termine "ubriaco da lavoro" deriva dalla stretta analogia che tale patologia ha con quella dell'alcoldipendenza. Il comportamento del workaholic è molto simile a quello dell'alcolista. I primi studiIl primo timido approccio scientifico al workaholism avviene nel 1976 ad opera di Marylin Malchlowitz documentando alcuni casi. Le prime pubblicazioni avvengono nel 1979 da Gerhard Menzel. Seguono gli autorevoli studi approfonditi di Bryan Robinson professore alla University of North Carolina-Charlotte ritenuto attualmente il massimo esperto del trattamento dei 'workaholics'. Vanno citati anche gli studi e pubbblicazioni di altri autorevoli esperti come: Diane Fassel, Anne Wilson Schaef, Kammer, Doefler, Kanai, Baker, Alonso, Fernandez, Burke, Killinger. Situazione prima e dopo gli anni settantaPrima del 1971 chi oggi verrebbe definito un workaholic veniva invece chiamato stacanovista. Raramente la società lo vedeva come un soggetto in patologia, spesso veniva ammirato e lodato per il suo spiccato senso del lavoro. Nel 1969 in Giappone si ha il primo caso noto e studiato di persona deceduta per lo stress per il troppo lavoro. Solo negli Stati Uniti, in Germania ed in Giappone la società comincia ad avere coscienza che tale comportamento autodistruttivo abbisogna di un approccio, analisi e classificazione medica. In Italia non era raro imbattersi ancora nella metà degli anni novanta con psicologi e medici che ignoravano tale patologia comportamentale. Con la diffusione di internet gli studi scientifici su tale fenomeno sono diventati di pubblica diffusione tra gli addetti ai lavori, ma tale patologia rimane ancora pressoché sconosciuta in Italia nella popolazione comune anche se di elevato livello culturale. La società, gli amici, l'ambiente di lavoro ed il consenso che il workaholic si costruisce giorno per giorno lo fanno mimetizzato tra la società, invisibile, rispettabile, tanto da non comprendere il motivo per cui la famiglia si lamenta. È questo il classico segno di riconoscimento del workaholic: il dualismo tra consenso esterno e notevole risentimento dei familiari. Ma chi vive con un workaholic si sente tradito, impotente: competere con un'ossessione cosi forte è impossibile. Il lavoro ha un effetto anestetizzante sia sulla loro sfera emotiva che li rende distaccati e insensibili sia sulla loro attività sessuale che si riduce o si azzera addirittura. I segni esteriori di affetto, salutarsi baciandosi sono abborriti. Il sistema familiare è mantenuto fin tanto che i membri lo sopportano ed è costretto ad adattarsi per mantenere l'equilibrio. Per il workaholic non c'è piu differenza tra ufficio e casa, porta il lavoro in casa, a letto, nel week-end o in vacanza. Definizione di workaholism (Robinson, 1998)
DiffusioneRaramente il fenomeno si manifesta nei dipendenti in quanto è loro precluso il rientrare al lavoro dopo la timbratura. I settori colpiti sono la libera professione: artigiani, avvocati, commercialisti, managers. Machlowitz nel 1980 stimava che circa il 5% della popolazione statunitense fosse affetta da workaholism. Kanai nel 1996 in uno studio sui manager giapponesi rilevava che circa il 21% ne presentava i sintomi. CauseIl workaholism si manifesta in varie tipologie di individui ma prevale in soggetti con un'educazione famigliare con filosofia vicina al calvinismo o del "...ora et labora...".[senza fonte] Mutazione caratterialeIl workaholic, essendo assillato dal lavoro, ha sbalzi adrenalinici elevati. È adrenalino-dipendente. Ciò determina aggressività a livello familiare e con i colleghi; è sempre sicuro di sé, invincibile, arido. È concentrato nel successo professionale. Tende a voler avere tutto sotto il suo controllo. Non pone un confine tra la vita professionale e quella personale, familiare; perde il concetto di privacy. Dorme poco, le sue forze lavorative sembrano inesauribili. Sentono un forte disprezzo per chi frequenta concerti, teatri, sport, in sintesi per coloro che spendono del tempo in attività "futili" e non produttive come il lavoro. Passa il tempo libero, i week-end, le ferie in attività che possano avere una qualche relazione col lavoro. Ha una rigidità comportamentale. I workaholic sono in genere ignari che il coniuge ed i figli abbiano spesso un profondo risentimento verso le loro abitudini lavorative. Il workaholic non tollera ostacoli al proprio modo di lavorare: chiunque si metta sulla sua strada subirà la sua aggressività. Cerca di mantenere una posizione di superiorità sui famigliari e di controllarli. RipercussioniA livello di coppiaQuando uno dei due partner sviluppa la sindrome da workaholism se non si interviene prontamente, interrompendo tale stato patologico, la coppia è destinata a morire. Il workaholic tende a comportarsi in modo autoritario in famiglia e percepisce il coniuge come un estraneo, un accessorio, ne consegue un serio deterioramento della sfera affettiva che induce aridità, apatia, cinismo e indifferenza tra i coniugi. In una ricerca su un campione di 326 donne (età media 47 anni) il dottor Robinson ha riscontato che il rischio divorzio è altissimo. Solo il 45% dei workaholic riesce ad evitare il divorzio contro l'84% della popolazione generale. Una ricerca eziologica condotta dall'American Academy of Matrimonial Lawyers (associazione statunitense di avvocati matrimonialisti) indica il workholism come una delle cause piu frequenti di divorzio ed il dato superficiale di abuso di alcol o relazioni extraconiugali è spesso solo la conseguenza secondaria (ma ben visibile) della rottura matrimoniale. Una ricerca condotta dalla Grant Thornton ha rilevato che in Inghilterra il 6% dei divorzi dell'anno 2004 è da attribuire al workaholism. Gli uomini sposati con le donne workaholics vedono una riduzione del 25% delle possibilità di godere di buona salute e potrebbero diventare alcolisti. Sono spesso divorati dalla collera. La donna è particolarmente portata a trasformarsi in lavorodipendente e non se ne accorge fino a quando il suo matrimonio non va in pezzi. Il partner percepisce se stesso come una "seconda scelta" dopo il lavoro, si sente controllato e manipolato dal coniuge. A livello dei figliUna volta individuato, un workaholic va considerato tutto il nucleo famigliare in co-dipendenza. Mentre il coniuge ha la possibilità di separarsi o divorziare, come statisticamente avviene, i figli sono costretti a vivere fino alla maggiore età la situazione stressogena di un genitore workaholic. Danneggiati da esso, vengono definiti "co-dipendenti" e si sviluppano differenti situazioni:
Il workaholic tende a dimenticare, ignorare o minimizzare importanti ricorrenze familiari come i compleanni dei figli. Centri di terapia e recuperoAttualmente la più importante organizzazione di terapia del workaholic ha sede in USA e si chiama " Workaholics Anonymous" , nata nell'aprile 1983 a New York ad opera di un promotore finanziario e di un insegnante resisi conto loro stessi di essere dipendenti dal lavoro. Traendo esempio dalla filosofia degli Alcoholics Anonymous adottarono il loro sistema terapeutico dei 12 passi. Confronto con le altre forme di dipendenza
Paradossalmente il workaholic può procurarsi sempre e comunque la sua "sostanza" che non solo è gratis ma lo fa anche guadagnare. Il suo "spacciatore" non rischia nulla, gli offre lavoro: una sostanza legale che la società stima. Film
Note
Bibliografia
Voci correlateCollegamenti esterni
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