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Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso a seguito di discussioni di usare nella nomenclatura delle pagine il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 oppure ISO 639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.
Il ferrarese è un dialetto di tipo gallo-italico della lingua emiliano-romagnola parlato in provincia di Ferrara. È abbastanza simile ad altri dialetti dell'emiliano sia nel lessico che nella forma. Alcune caratteristiche comuni di questi dialetti sono la posizione della negazione all'interno della frase, che occupa l'ultimo posto in caso negazione del verbo (a n'ag ved brisa = "non ci vedo"), oppure che precede il sostantivo (an ghè brisa pan = "non c'è pane"). A causa della sua posizione, Ferrara ha subito diversi influssi linguistici dal Veneto che ne hanno modificato la pronuncia. Le differenze di pronuncia sono nell'ambito della provincia amministrativa stessa e formano il gruppo dell' Emiliano nord-orientale. I dialetti parlati a Copparo e Bondeno differiscono dal ferrarese cittadino e, al contempo, sono leggermente diversi tra loro. Più marcata differenza sussiste con i dialetti di Comacchio e Argenta, spesso classificati come dialetti a sé. Il dialetto di Bondeno ha una peculiarità originale che lo ha portato ad essere riconosciuto dai linguisti come un dialetto a sé stante. Subendo numerose influenze dal dialetto modenese e mantovano è apprezzabile una ulteriore variazione nelle frazioni di Pilastri e Gavello dove la "z"e addolcita con la "s" e la l'accento si arrotonda verso un emiliano di ceppo più centrale. Il dialetto di Argenta (Argentano), parlato nell'omonima cittadina e nelle frazioni limitrofe, presenta differenze fonetiche e lessicali tali da inserirlo nel gruppo dei dialetti dell'Emiliano sud-orientale come variante del bolognese e dialetto di transizione fra il ferrarese e l'imolese.
EsempioPadre Nostro Padar Nostar che t'iè in ziel,cha sia santificà al to nòm, A viena al tò regn, sia fata la to voluntà, com in ziel e acsì anch in tera. Das inquò al nòstar pan quotidiàn, scanzela i nostar debit, come nu a li scanzlen ai nostar debitòr, e brisa faras cascar in tentazion ma libras dal mal.
L'Argentano-l'ArzantànDialetto di transizione che raccoglie sensibili influenze dai dialetti limitrofi (ferrarese, bolognese e romagnolo) e presenta peculiarità uniche, l'Argentano -Arzantàn- caratterizza la parlata di una cittadina che ha vissuto il corso dei secoli in sostanziale isolamento geografico, circondata da vaste zone umide, e politicamente amministrata nel corso dell'alto medioevo dall'arcivescovo di Ravenna, durante il rinascimento assoggettata agli Estensi, in seguito ritornata allo Stato della Chiesa, e nel corso dell'XIX secolo definitivamente assegnata a Ferrara. A testimonianza della territorialità comunque originariamente romagnola rimane la dipendenza dell'arcidiocesi di Argenta dall'arcivescovado di Ravenna, senza soluzione di continuità dal periodo bizantino e testimoniata dalla Pieve di San Giorgio, il monumento più antico della provincia di Ferrara, datato 540 d.C. circa, e commissionato dall arcivescovo di Ravenna, Agnello. PEDAR NOSTAR Pèdar Nostar ch'at ci in zel, ch'al sia santifichè al tu nòm, ch'al vina al tu règn, ch'la sia fata la tu vuluntè, còmm in zel e acsé in tèra. Déss incùa al nòstar pan quotidiàn, scanzela i nostar debit, còmm nò a i scanzlèn ai nostar debitòr, e brisa fèras caschèr in tentaziòn ma lebbras dal mèl. Amen Voci correlate
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