Delta del Po

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Coordinate: 44°57′39.32″N 12°27′42.89″E / 44.9609222, 12.4619139

Il delta del Po in una stampa antica

Con Delta del Po si intende il territorio corrispondente alla foce del fiume Po che termina il suo corso nel Mar Adriatico tra la Provincia di Rovigo e quella di Ferrara.

Delta del Po è il nome anche delle aree naturali protette istituite nel territorio geografico di rifermento:

  • Parco Regionale Delta del Po dell'Emilia Romagna - istituito nel 1988, ma funzionante solo dal 1996, comprende anche territori che fanno parte del bacino idrico di altri fiumi (tra cui il Reno). Comprende la parte sud del delta storico del Po, ma solo una minima parte del delta attuale;
  • Parco Regionale Veneto del Delta del Po - funzionante dal 1997. Comprende praticamente tutto il delta geografico del Po, con i rami da nord a sud del Po di Levante (che in parte coincide coll'alveo del Po di Tramontana, ramo principale prima del Taglio del Po ultimato dalla Repubblica Veneta nel 1604), Po di Maistra, Po della Pila, Po delle Tolle, Po di Gnocca, Po di Ariano o di Goro;
  • Parco interregionale Delta del Po - nome del parco che le Regioni del Veneto e dell'Emilia Romagna avrebbero dovuto costituire congiuntamente entro il 1993 ai sensi dalla Legge Quadro sulle Aree Protette (Legge n. 394 del 1991, art. 35). Non essendo stato trovato un accordo tra le parti, sono stati costituiti i due distinti parchi regionali.

Indice

Geologia

L'intera Pianura Padana ha subìto, nel corso delle ere geologiche, profonde modificazioni che hanno portato a ripetuti avanzamenti e arretramenti della linea di costa. La foce del Po, di conseguenza, si è spostata anche di centinaia di chilometri e ha modificato innumerevoli volte la sua forma e la sua estensione.

Tra i fattori che hanno causato questi fenomeni si possono citare lo scontro tra le piattaforme continentali europea e africana (che determina da milioni di anni un lento innalzamento dei territori italiani), la variazione del livello del mare (correlata alla estensione dei ghiacciai terrestri), l'erosione delle catene montuose (con conseguente deposito sul fondale marino del materiale asportato).

Era glaciale

Variazioni geologiche tra il terziario ed il quaternario

La pianura Padana, fino a circa un milione di anni addietro, non esisteva ed al suo posto vi era un grande golfo che giungeva quasi alle Alpi occidentali e all'Appennino Ligure. In seguito, durante le grandi glaciazioni dell'era quaternaria, il fondo marino di tale golfo fu sostituito più volte dalla terraferma, sia a causa dell'incremento dei ghiacci nelle aree emerse e del conseguente abbassamento del livello del mare sia per l'ingente accumulo dei sedimenti erosi dai monti circostanti. Addirittura, al termine dell'ultima glaciazione la linea di costa congiungeva direttamente l'attuale regione delle Marche con la zona centrale della Dalmazia.

Successivamente, con il ritiro definitivo dei ghiacciai, il mare tornò al suo livello d'origine. A quest'ultimo periodo risale la sedimentazione dei terreni limitrofi della pianura bassa che presentano un grande interesse nella produzione agricola.

Valle Padusa

La valle Padusa era una vastissima area paludosa, che nell'antichità si estendeva a nord e a sud del Po, da Nonantola (10 km da Modena) fino a Ravenna per 60 miglia (più di 100 km).

La mano dell'uomo

La presenza dell'uomo nel delta del Po risale già ad epoche preistoriche, come testimoniano i resti di alcuni villaggi di palafitte, ad esempio quello di Canàr nei pressi di San Pietro Polesine.

Epoca greco-etrusca e romana

  • La bonifica delle paludi nei dintorni di Comacchio, soprattutto quello di Trebba (Valle Trebba) nel 1922 a permisero la scoperta della necropoli di Spina, che data attorno al VI secolo a.C, e che testimonia la presenza dei etruschi che vi aveva fondato un porto di commercio tra le vie di comunicazione fluviale, marittima e terrestre (Reno, Po e Adriatico). Nel corso dei risanamenti delle paludi di Pega nel 1954-60 (Valle Pega) e del Mezzano nel 1960 (Valle del Mezzano), altre importanti scoperte furono aggiornate, oggi esposte al Museo Archeologico Nazionale di Ferrara ([1]).
  • La penetrazione dei Romani più al sud del delta, comincia con la fondazione di Senigallia (Sena Gallica 290 JC davanti) e di Rimini (Ariminum 268 JC davanti) sull'Adriatico, quindi si dirige più al nord senza creare colonie al passaggio. È soltanto a partire dal primo secolo che i fabbisogni di legno ed in attrezzature di costruzione (piastrelle e mattoni in terracotta [2], che i Romani si stabilirono in questa regione ricca in foreste ed in suolo argillaceo.

La scoperta di necropoli a Voghenza (Vicus Habentia) a 10 km di Ferrara permette di datare, grazie al materiale numismatico trovate dell'epoca di Claudio (anni 41-54) e Massimino Trace (235-238), che i Romani erano installati in questa zona tra la fine del I secolo d.C. e gli inizi del III d.C. Il taglio o centuriazione romana delle terre al sud mostra, ovviamente, il lavoro dei Romani che si sono occupati a bonificare le terre con lo scavo di canali di scarico lungo le strade. Del resto i molti monumenti stabiliti nella città di Ravenna dimostrano il loro passaggio e del lavoro colossale compiuto. Il drenaggio delle paludi e gli sfruttamenti dei salini tra Cervia e Cesenatico, la piantagione di pinete in direzione di Ravenne per trattenere la sabbia in bordo delle coste. Il declino progressivo di Ravenna favorì lo sviluppo di Ferrara che faceva parte del Esarcato di Ravenna ed il cui nome appare nel 754.

Epoca medioevale e rinascimentale

In epoca medievale il Po di Volano, che scorre a Ferrara, era il corso principale: questa situazione si protrasse fino al 1152, quando il fiume ruppe la diga del nord presso i giunti delle braccia, a Ficarolo (provincia di Rovigo, a 20 km ad ovest di Ferrara), il corso del fiume si modificò ed assunse la conformazione attuale.

A Ferrara si formò, quindi, un altro ramo, chiamato Po di Primaro, che si getta nel mare al nord di Ravenna. Questo cambiamento non fu senza conseguenze: la tracimazione del fiume rase al suolo la città di Argenta.

Restano scarse testimonianze del periodo sulla situazione a seguito della drammatica alluvione e sulle difficoltà incontrate nel risanamento del delta. È lecito immaginare una situazione molto grave, visto gli scarsi mezzi presenti all'epoca per lottare contro i bruschi cambiamenti naturali, come inondazioni e mutamenti rapidi del livello delle acque.

Dal XVII al XIX secolo

Progressione e limiti delle terra nel XVII secolo

Dal 22 dicembre 1605 l'area è stata sottoposta al controllo del "Consortium di San Giorgio", che ne ha salvaguardato il territorio.

Attraverso drenaggi e accordi di intervento successivi, la suddivisione è stata estesa a 120.000 ettari compresi tra il fiume Po di Volano a nord, il mare Adriatico a est, il fiume Reno ed il Po di Primaro a sud e ancora il Po a ovest.

Contrariamente alla parte settentrionale della provincia, le terre che formavano un'unica grande depressione in corrispondenza del territorio di Polesine di San Giorgio non si prestavano ad un agevole drenaggio: gli interventi di risanamento avvenivano principalmente "per colmata", ovvero derivando le torbide legate alle piene del Po e sfruttando la decantazione dei materiali in sospensione. L'efficace gestione idraulica arriverà, dunque, inizialmente con la partenza delle acque effluenti dei terreni più elevati nel letto dei grandi linee idrauliche che percorrevano la zona (Fosse di Porto, dei Masi, di Voghenza), fino alla bocca finale costituita dalle paludi di Comacchio.

Mappa delle palude del delta del Po in 1568
Mappa del 1787 che mostra il bosco nel delta

Era industriale

Bonifica di Argenta

Il sollevamento meccanico delle acque dei terreni più bassi fu possibile a partire dal 1872, anno di costruzione del più vecchio stabilimento idrovoro di Marozzo a Lagosanto, al servizio del drenaggio di un bacino costituito da Valle Gallare, Valle Tassoni ed altre minori. Gallare.

Fino al 1930, e con frequenza minore sino a tutt'oggi, altri impianti sono entrati in servizio per il drenaggio dei bacini del comprensorio, con lo scavo di canali profondi, come si faceva ai tempi dei Romani. Di là, pompe azionate principalmente da energia elettrica, fanno risalire l'acqua dalle zone basse in canali emissari che si versano in seguito nel mare.

Così, oggi il Po di Goro e Primaies, i fiumi Reno e Lemone sono collegati tra loro da canali che giungono al mare. Questo permette il drenaggio di tutte le terre del delta ad eccezione delle paludi di Comacchio (le più grandi) e due o tre altre piccole paludi. I terreni bonificati sono stati dedicati all'agricoltura.

Con gli ultimi interventi imponenti di risanamento delle paludi di Mezzano e di Pega, effettuati dall'ente per la colonizzazione del delta della pianura del Po, 20.000 nuovi ettari di terre coltivabili sono passati nel 1989 in gestione al consorzio di bonifica II circondario - Polesine di San Giorgio.

I parchi regionali

I problemi d'ecologia e di salvaguardia della natura hanno spinto gli uomini a prendere coscienza dell'ambiente e definire leggi e zone da rispettare.

È consigliato ai turisti curiosi che risalgono verso il nord in direzione di Venezia, di prendere la "Roméa" (N309) da Ravenna a Mestre, lungo la costa, ed ammirare le paludi della Valle di Comacchio (soprattutto fuori periodo d'estate, quando gli alberi sono privi di fogliame) e di visitarne le principali città storiche.

Parco regionale del delta del Po dell'Emilia Romagna

Per approfondire, vedi la voce Parco regionale del Delta del Po (ER).

È una superficie protetta che copre 52.000 ettari della regione Emilia-Romagna. Copre tutto il delta storico del Po e include anche le bocche dei fiumi Reno, Lamone, Bevano.

Vi fanno parte pure le zone umide e salmastre della costa adriatica e dell'immediato entroterra: la sacca di Goro, le paludi di Comacchio, le terre di Ravenna, le saline di Cervia, le foreste di Argenta e le pinete del Lido di Classe alla bocca del Savio, a nord di Cervia.

Monumenti di rilievo all'interno del parco sono l'abbazia di Pomposa, la Pieve di San Giorgio, Sant'Apollinare in Classe, i canali di regolazione idraulica ed i centri storici di Mesola, Comacchio, Ravenna e Cervia.

Parco regionale del delta del Po Veneto

Per approfondire, vedi la voce Parco regionale del Delta del Po (VE).

Si estende dal Po di Goro fino al fiume Adige e comprende i 9 comuni della provincia di Rovigo, con una popolazione di circa 73.000 abitanti all'interno dei limiti del parco, per 786 km² di estensione e 120 km² di zona protetta.

La formazione del parco è dovuta al deposito di sedimenti che, su un lungo periodo, hanno contribuito all'avanzamento progressivo della linea costiera.

Il parco del delta del Po possiede la più vasta estensione di zona umida protetta d'Italia. La flora e la fauna sono varie al punto di contare circa un migliaio di specie diverse. In particolare, è notevole la fauna, con più di 400 specie diverse, tra mammiferi, rettili, anfibi e pesci.

La presenza di uccelli è tanto rivelante, con più di 300 specie (nidificazione ed ibernazione), da rendere il delta del Po la più importante zona ornitologica italiana ed una fra le più conosciute zone d'Europa per gli osservatori di uccelli.

Parco naturale interregionale del delta del Po

Per approfondire, vedi la voce Parco interregionale Delta del Po.
Provincia di Ferrara e località balneari

La denominazione è quella fissata dalla legge quadro (N°.334 del 1991). Questa legge ha indicato come sede del parco le regioni del Veneto e dell'Emilia-Romagna : il testo stabilisce che il parco sia realizzato in accordo con il Ministero dell'ambiente nel territorio che si estende da Rovigo a Ferrara, in corrispondenza della bocca del Po.

Il delta del Po è uno dei patrimoni dell'umanità dell' UNESCO , per il suo interesse storico e naturale. Proprio perché non è solo un'area paesaggistica, ma è anche un territorio di interesse storico, pone delle problematiche specifiche di conservazione e tutela, visto che è densamente popolato ed è un luogo sottoposto a forti interessi economici: ricordiamo, ad esempio, la presenza al suo interno di una vasta zona dedicata da molti anni alla pesca, alla piscicoltura, all'agricoltura, alla produzione di energia elettrica, per non parlare dell'intenso sfruttamento turistico.

Voci correlate

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