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La Concorrenza è quella condizione nella quale più imprese competono sul medesimo mercato, inteso come il luogo d'incontro ipotetico tra domande ed offerta, producendo i medesimi beni o servizi (offerta) che soddisfano una pluralità di acquirenti (domanda). La concorrenza è tutelata dalle norme antitrust e si realizza allorché la domanda e l'offerta sono particolarmente elastiche sicché il prezzo dei beni o servizi tende ad avvicinarsi al costo marginale. In verità esistono diverse tipologie, o gradi, di concorrenza. Per concorrenza perfetta si intende una condizione ideale del mercato, nella quale la competizione tra le imprese induce una discesa del prezzo d'acquisto che equivale al costo marginale. Quindi nella concorrenza perfetta si verifica che: P=Cma (dove P=prezzo e Cma=costo marginale). Il modello di concorrenza perfetta è stato confutato ed oggi viene considerato puramente utopico, mentre appare concretamente realizzabile una concorrenza imperfetta (c.d. "reasonable competition"), nella quale cioè il prezzo si abbassa verso il costo marginale, senza peraltro essere ad esso equivalente. Origine del concetto: il Liberismo
Il concetto di concorrenza viene elaborato dai critici del mercantilismo a partire dalla seconda metà del XVIII° Secolo, in contrapposizione all'economia dirigista nella quale lo Stato determina cosa e quanto produrre. Quale naturale risultato delle libertà fondamentali dell'individuo, i liberisti ritengono che il mercato in sé sia in grado di regolarsi autonomamente. Adam Smith scriveva:
La concorrenza, quindi, sarebbe in grado di regolare da sola i meccanismi dell'economia; inoltre, il singolo, perseguendo il proprio interesse individuale, farebbe altresì il bene della collettività, secondo una nota massima di Jeremy Bentham: "generalmente non vi è nessuno che conosce i vostri interessi meglio di voi stessi, e nessuno che sia disposto con altrettanto ardore e costanza a perseguirli". Le tesi suesposte, in rapporto alla formazione del prezzo, possono essere così riassunte:
Secondo gli economisti della scuola neoclassica questi tre sarebbero i vantaggi principali apportati dalla concorrenza all'economia. In sintesi essi possono essere esemplificati in due finalità principali: l'incremento al massimo del rapporto qualità/prezzo dei beni e dei servizi (attraverso l'ottimizzazione dei fattori della produzione) e l'eliminazione (attraverso la competizione) di quei concorrenti che non riescono a conseguire il primo obiettivo. Le teorie suesposte sono state oggetto di accesa critica e confutazione già verso la fine dell'Ottocento, allorché si è evidenziato che la teoria della concorrenza pura sarebbe valida esclusivamente in situazioni statiche e non potrebbe, pertanto, trovare una reale applicazione nell'analisi delle economie reali, per definizione dinamiche. Le critiche più approfondite sono state elaborate soprattutto da Joseph Schumpeter e J. Keynes. Essi misero in dubbio che fosse in realtà realizzabile una concorrenza perfetta, giungendo invece a sostenere che tale ideale era irrealizzabile e puramente utopico. Voci correlate
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