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Il termine compatibilità elettromagnetica (EMC, dall'inglese Electromagnetic Compatibility) si riferisce alla disciplina, nell'ambito dell'ingegneria elettrica ed elettronica, che studia la generazione, la trasmissione e la ricezione non intenzionali di energia elettromagnetica in relazione agli effetti indesiderati che queste possono comportare, con l'obiettivo di garantire il corretto funzionamento nel medesimo ambiente dei diversi apparati che coinvolgono fenomeni elettromagnetici nel loro funzionamento.
Figura 1. Schema di propagazione di disturbi elettromagnetici tra un dispositivo sorgente di disturbi (Device 1, EMC Source) e un dispositivo soggetto a tali disturbi (Device 2, EMC Sinc). In rosso i disturbi irradiati; in azzurro i disturbi condotti.
Nelle prove di compatibilità elettromagnetica quando si verificano le emissioni Device 1 è il dispositivo da testare (DUT Device under test), mentre Device 2 è lo strumento di misura dei disturbi. Le parti si invertono quando si fanno le prove di immunità (o suscettibilità) Nel perseguire il suo intento, la compatibilità elettromagnetica prende in considerazione diverse problematiche: le problematiche di emissione si riferiscono alla riduzione della generazione non intenzionale di energia elettromagnetica ed alle contromisure atte ad evitare la sua trasmissione, le problematiche di suscettibilità (o immunità), si riferiscono invece al corretto funzionamento degli apparati elettrici ed elettronici in presenza di disturbi elettromagnetici provenienti dall'esterno. Quando, nell'ambito della compatibilità elettromagnetica, si prendono in considerazione disturbi elettromagnetici che si propagano in strutture guidanti quali conduttori metallici, ci si riferisce a problematiche di sucettibilità ed emissione condotte (in azzurro nella figura 1), quando invece ci si riferisce a disturbi propagantisi in spazio libero, ci si riferisce a problematiche di suscettibilità ed emissione irradiata (radiata, irraggiata), indicate in rosso nella figura 1. In passato le problematiche di compatibilità elettromagnetica erano lasciate alla valutazione dei singoli produttori o regolamentate a livello nazionale. Gli sviluppi sempre più rapidi dell'elettronica e l'interscambio commerciale sempre più intenso hanno reso necessario imporre delle normative comuni di regolamentazione. Con la nascita dell'Unione Europea, in particolare, si è cercato di unificare la legislazione in materia. Le normative proposte in sede comunitaria sono poi state ratificate dai parlamenti degli stati membri. L'Italia, in particolare, ha approvato tali normative e dal 1º gennaio 1997 l'apposizione del marchio CE comporta il rispetto di normative specifiche su queste problematiche (oltre al rispetto di altre normative relative alla sicurezza elettrica).
Cenni storiciLe problematiche connesse alle interferenze elettromagnetiche nascono praticamente con l'inizio delle trasmissioni radio, con Guglielmo Marconi (1901). Verso il 1920 cominciano a comparire sulle riviste specializzate articoli sull'argomento. Trasmettitori, ricevitori ed antenne non erano molto sofisticate (la selettività era molto approssimativa). Durante la seconda guerra mondiale l'uso di apparati radio, sistemi di navigazione e radar in modo diffuso comportò l'aumento delle problematiche dovute ad interferenze. Si tamponarono i problemi con una riassegnazione dello spettro delle frequenze (cosa abbastanza facile non essendo allora molto affollato). I problemi si aggravarono verso gli anni '50 con l'introduzione dei primi transistor, dei circuiti integrati ('60) e dei primi microprocessori negli anni '70. Negli ultimi anni, l'uso di tecniche digitali in sostituzione di quelle analogiche e l'elaborazione di segnali a frequenze sempre più elevate ha aumentato l'intensità delle sorgenti di disturbi. La costante riduzione delle tensioni di alimentazione negli apparati elettronici ha inoltre reso gli stessi più sensibili ai disturbi. Enti che si occupano delle normative EMC
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