Censura

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bussola Disambiguazione – Se stai cercando "censura" in riferimento alla magistratura, vedi Censore.
Mussolini saluta il re, ma l'inchino e la stretta di mano erano vietati dal regime: la foto fu censurata.
Foto vietata che ritrae in una parata al Foro Italico di Roma il Duce e la figlia Edda Ciano colpiti da un'innaffiatrice.
Un gerarca non si attiene alla marzialità mussoliniana, inciampando durante la visita in Sicilia nel 1937 di Mussolini, e la foto venne vietata.
« Ogni libro che brucia illumina il mondo. »

Per censura si intende il controllo della comunicazione verbale o di altre forme di espressione da parte di una autorità. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato all'ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa od altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell'espressione dei singoli.

Fra i significati specifici che il termine può assumere in contesti particolari si possono citare i seguenti tipi di censura.

Indice

Tipi di censura

Censura militare

La censura militare impedisce ai singoli soldati di esprimere opinioni e divulgare informazioni che possono mettere in cattiva luce l'istituzione militare o possono comprometterne la sicurezza.

Censura politica

Nei regimi autoritari la censura politica impedisce a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie alle opinioni del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di toccare taluni argomenti o attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione.

Censura religiosa

La censura religiosa è presente in molte religioni sia in passato sia oggi. In ambito cristiano possiamo indicare il testo "Contro i cristiani" di Porfirio come prima vittima della censura cristiana; tre diversi imperatori cristiani infatti condannarono il testo alla distruzione e di esso ci sono pervenuti solo pochi brevi estratti. L'esempio storico per antonomasia della censura religiosa e specificamente cattolica è l'Indice dei libri proibiti, redatto a seguito del Concilio di Trento e abolito solamente nel 1966. Secondo alcuni, dato il contesto storico, questo specifico esempio è da ritenersi, in realtà, un caso di censura politica, più che religiosa. Secondo altri questa osservazione è abbastanza banale, dato che qualsiasi attività umana avviene sempre in "un contesto storico".

Censura nelle carceri

Nei sistemi carcerari la censura serve a impedire che persone sottoposte a restrizione della libertà possano, attraverso i mezzi di comunicazione loro solitamente concessi (telefono, corrispondenza, colloqui con i familiari), continuare a delinquere.

Censura morale ed estetica

La censura morale ha lo scopo di impedire che messaggi ritenuti moralmente scorretti, offensivi, volgari o altrimenti sconvenienti possano raggiungere il pubblico o farlo in modo indiscriminato. Un esempio è la censura applicata alla pornografia e alle rappresentazioni esplicite di violenza, che ne limita solitamente l'accessibilità da parte di minori. La P.M.R.C. fu un'associazione che si occupò di ciò in campo musicale, soprattutto negli anni '80, intervenendo nel controllo di dischi ritenuti osceni e privi del senso del pudore.

Autocensura

Si parla invece di autocensura quando la censura è realizzata dal soggetto che è chiamato a esprimere opinioni e a divulgare informazioni, allo scopo di evitare di divulgare contenuti sgraditi a terzi o allo scopo di non incorrere in censura. L'organizzazione delle imprese editoriali presuppone, inevitabilmente, una forma di controllo e selezione degli articoli da parte del direttore responsabile, sia per una questione di responsabilità per omesso controllo, in cui altrimenti questi potrebbe incorrere, sia per garantire la c.d. "linea editoriale" della testata. In quest'ultimo caso, il diritto di cronaca del giornalista ed il carattere di "impresa di tendenza" della testata entrano in conflitto, ma si tratta di un profilo rispetto al quale, per la sua delicatezza, nel nostro ordinamento non sono state previste risposte di legge.

Quasi-censura

Capita che occasionalmente un’informazione originale e specifica, la cui stessa esistenza è quasi sconosciuta al grande pubblico, sia tenuta in una situazione di quasi-censura, essendo classificata come “sovversiva” o “sconveniente”. Dall’agosto 2006, il testo del 1978 di Michel Foucault, La legge del pudore, pubblicato originariamente in francese con il titolo La loi de la pudeur, che si schiera a favore dell’abolizione dell’età del consenso, è praticamente sparito da Internet, sia in inglese, sia in francese, sia in spagnolo o sia in italiano, e non compare nemmeno sui siti web dedicati all’autore.

Omertà: per estensione, quando gli argomenti che confermano l'esistenza di un male coincidono con l'autocensura.

Censura cinematografica

« I film non creano nuovi pazzi, li rendono solo più creativi. »

La censura nel cinema è un istituto che risale già all'epoca dell'Italia del Regno. Durante l'epoca di Giovanni Giolitti vennero infatti istituite delle apposite commissioni (presso il Ministero dell'Interno), con lo scopo di proibire la proiezione di film offensivi alla morale e al buon costume. Il provvedimento fu adottato con legge del 1913, n. 785.
Nel 1919, con regio decreto n. 1953, la stessa commissione acquisiva anche il potere di lettura preventiva dei copioni. Durante il Fascismo, la censura venne "potenziata" sia in senso preventivo, sia per "istruire" le folle ai valori del regime, tant'è che nel 1934 venne istituita una Direzione Generale per la Cinematografia.

Nel dopoguerra, con la nuova Costituzione italiana del 1948, l'art. 21 (libertà di manifestazione del pensiero) sancisce che sono vietati gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. Tuttavia, la normativa oggi in vigore risale solamente alla legge n. 161 del 21 aprile 1962, sulla Revisione dei film e dei lavori teatrali.
In base a tale legge, il parere sul film viene dato da un'apposita Commissione di primo grado (e da una di secondo grado per i ricorsi), mentre il nulla osta è rilasciato dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo.
Di particolare importanza è anche l'art. 5 della legge, relativo alla tutela dei minori (in relazione alla particolare sensibilità dell'età evolutiva ed alle esigenze della sua tutela morale): in alcuni casi, il nulla osta può essere concesso, ma a patto che la visione del film sia vietata ai minori di 14 o 18 anni.
In caso di negazione del nulla osta o di non ammissione dei minori, l'art. 7 stabilisce che si può ricorrere alla Commissione di secondo grado entro 20 giorni. In caso di ulteriore rifiuto, è possibile il ricorso al TAR.

Oggi, vista la soppressione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, le sue funzioni sono state delegate, dal 1998, al nuovo Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Sempre nel 1998 veniva abrogato l'art. 11, rimuovendo quindi la censura dalle opere teatrali. L'ultimo film vittima della censura (ne fu ordinato il sequestro) risale proprio a quell'anno: si tratta del contestatissimo Totò che visse due volte, di Daniele Ciprì e Franco Maresco.

In materia di censura e tutela dello spettatore è intervenuta anche la l. n. 203 del 1995, per cui la trasmissione di film che contengano immagini di sesso o di violenza tali da poter incidere negativamente sulla sensibilità dei minori, è ammessa (...) solo nella fascia oraria fra le 23 e le 7.

A luglio 2007 un nuovo disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri prevede la cancellazione della censura preventiva nei film, ma introduce nuovi paletti per la visione di film e cartoni: i produttori di programmi, film, cartoni dovranno autocertificare se il loro prodotto è per tutti, o deve essere vietato ai minori di 18, 14 o 10 anni (quest'ultimo divieto introdotto appositamente con questa legge), oppure affidarsi ad un'apposita Commissione di classificazione dei film per la tutela dei minori istituita presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che esprimerà un parere sulla classificazione. Nel caso la classificazione dichiarata in caso di autocertificazione non sia poi considerata consona, sono previste sanzioni amminsitrative fino a 100.000 euro e l'arresto fino a sei mesi.[1] [2]

Negli USA non esiste censura cinematografica, ma la classificazione dei film viene fatta direttamente dall'MPAA, Motion Picture Association of America, che raggruppa i 7 grandi studios di Hollywood: Buena Vista Distribution (Walt Disney), Sony Pictures, Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, Twentieth Century Fox (News Corporation), Universal Studios (NBC Universal) e Warner Bros. Pictures (AOL Time Warner).

L'MPAA attribuisce ai propri film 5 tipologie di classificazione:

  • Rated G: General audiencese, sono ammessi spettatori di tutte le eta'.
  • Rated PG: Parental guidance suggested, suggerito l'accompagnamento dei genitori, alcuni contenuti potrebbero non essere adatti per i bambini.
  • Rated PG-13: Si richiama fortemente l'attenzione dei genitori, alcuni contenuti potrebbero essere inappropriati per bambini al di sotto dei 13 anni.
  • Rated R: Restricted, al di sotto dei 17 anni è necessario essere accompagnati da genitori o da un adulto.
  • NC-17: Non è consentito l'ingresso ai minori di 17 anni.

Questa classificazione è composta da marchi protetti e puo' essere applicata solo ai film delle 7 major. La classificazione X-rated, che non è mai stata registrata, veniva utilizzata inizialmente anche per film con contenuto per un pubblico adulto quali Arancia Meccanica. Poiché l'industria della pornografia ha iniziato ad utilizzare questa classificazione per i propri film, le major l'hanno sostituita nel 1990 creando il marchio registrato NC-17.

Per approfondire, vedi la voce visto censura.

Censura dei cartoni animati

Per approfondire, vedi la voce censura degli anime.

La censura dei cartoni animati colpisce soprattutto le produzioni giapponesi. La causa della censura si può ricondurre al fatto che cartoni per adolescenti, o addirittura per adulti, vengano associati ad un pubblico infantile.[3] Altri sostengono che tale censura sia motivata da un tentativo di allargare il pubblico fruitore sia del programma che dell'oggettistica relativa.[4]

Le principali censure riguardano:[5]

  • eliminazione di ogni riferimento al Giappone;
  • localizzazione dei nomi giapponesi;
  • eliminazione di scene o dialoghi violenti od espliciti;[6]

In Italia, ad esempio, i cartoni animati sono spesso associati ad un pubblico giovane e dunque devono essere adattati per mezzo della censura. Alla censura spingono anche le associazioni dei genitori, quali ad esempio il Moige.[7] L'adattamento del programma ad un pubblico molto giovane può portare spesso alla snaturazione del programma stesso. Molti pensano che la censura potrebbe essere evitata trasmettendo i cartoni in seconda serata. Dal 1998 esiste un'associazione che si batte contro la censura dei cartoni: l'ADAM-Associazione Difesa Anime e Manga, che mantiene contatti con giornalisti esperti del settore fumettistico.[8]

In Italia i cartoni animati vengono censurati specialmente dalle reti Mediaset. La rete che invece censura meno è MTV che tra l'altro trasmette i cartoni in prima serata e non di pomeriggio; la maggior parte dei cartoni animati trasmessi da MTV non sono stati censurati;[9] nel caso mandi in onda un anime con contenuti non adatti avverte gli spettatori con un avviso. La censura dei cartoni non è diffusa solo in Italia ma anche in altri paesi come gli USA e la Francia. Negli USA in particolare i cartoni sono molto censurati: infatti i censori statunitensi non si limitano solo a tagliare qualche scena, ma a modificare graficamente il cartone sostituendo per esempio le sigarette con i leccalecca e le pistole vere con quelle giocattolo (ad esempio in One Piece). Un altro anime particolarmente censurato è senza dubbio Detective Conan.[10] In generale, solo in Giappone gli anime restano integri.

Censura nei videogiochi

Per approfondire, vedi la voce Censura nei videogiochi.

La censura nei videogiochi spinta da associazioni di genitori e dagli stessi governi, viene effettuata sin dai primi giochi con contenuti violenti e/o erotici e si divide in due tipologie:

  1. censura parziale dei contenuti (modifica di determinate scene od azioni per edulcorarne il contenuto);
  2. censura totale (il prodotto cioè non viene distribuito sul suolo nazionale).

Censura dei fumetti

Anche i fumetti vengono talvolta censurati. La censura dei fumetti era molto diffusa negli USA negli anni '50 e '60 quando si pensò che i fumetti potessero contribuire alla diffusione della delinquenza giovanile; durante il maccartismo negli USA venne dunque istituito il CCA, Comics Code Authority, il cui compito fu quello di diminuire la violenza e cancellare i messaggi di propaganda comunista o giudicati come tali.[11]

Le case editrici dovettero quindi adeguarsi a questo codice censurando le storie a fumetti; la Western Publishing, che pubblicava le storie a fumetti Disney negli USA, in alcune occasioni censurò diverse storie di Carl Barks tra cui Paperino e l'incendario (vengono censurate le ultime due vignette in cui si vede Paperino in prigione per aver provocato un incendio), Paperino e le forze occulte (tagliata la scena iniziale e quella in cui appare un orco evocato dalla strega Nocciola[12]), Zio Paperone e il vello d'oro (venne cambiato il nome alle harpies (arpie) in larkies (mattachione) perché in inglese harpies significa anche prostitute)[13] e Zio Paperone e la Stella del Polo (tagliata la scena del rapimento di Doretta Doremì). I motivi di queste censure erano la troppa violenza.

Anche in Italia negli anni '60 si giunse a una forma di autocensura: a partire dall'estate del 1962 infatti sulle copertine dei principali periodici a fumetti italiani appariva il marchio MG (“Garanzia Morale”), patrocinato dall'Associazione Italiana Editori Periodici per Ragazzi. All'interno degli albi apparivano le seguenti parole:[14]

« Il periodico sulla cui copertina appare il marchio, pur conservando le sue caratteristiche di sano divertimento e di appassionanti avventure per i ragazzi, dà ai Genitori ed agli Insegnanti la garanzia che i loro giovani possono leggerlo, senza che tale lettura sia in alcun modo nociva alla loro formazione morale ed intellettuale. Sarà così raggiunto lo scopo propostosi dalla Associazione, nel concepire ed adottare il Codice Morale: e cioè, di migliorare sempre più e moralizzare, anche nel nostro particolare settore, la stampa per i ragazzi. »

Gli editori italiani iniziarono quindi a censurare le storie eliminando le parolacce e la violenza nelle storie da loro pubblicate. Ne fecero le spese soprattutto Tex e i supereroi americani.[15] Anche i fumetti Disney vennero autocensurati:anche qui vennero rese meno violente le storie (rendendo più lievi le punizioni di Qui, Quo, Qua per esempio); inoltre anche le ristampe non uscirono indenni dalla censura:vennero modificati infatti alcuni dialoghi considerati poco politically correct. Comunque l'autocensura durò pochi anni fino al giugno 1967.[16]

Ancora oggi comunque esiste la censura nei fumetti. Per esempio la Walt Disney Italia quando ristampa storie a fumetti vecchie che contengono frasi poco politically correct, le censura modificando quelle frasi.[17] Per esempio quando ha ripubblicato Topolino e i grilli atomici nel novembre 2007 ha modificato la frase pronunciata da Pippo "E i zanzaroni hanno divorato i banditi!" in "E i banditi sono fuggiti".

In alcuni casi la Disney Italia censura frasi che contengono riferimenti alla religione. In altri casi invece censura frasi che potrebbero offendere alcune categorie di persone. Per esempio nella versione originale di Paperinik il diabolico vendicatore Paperone offende Paperino dicendo che «questo pelandrone non è nemmeno capace di derubare un sordomuto cieco e paralitico». Nella versione censurata dice invece «questo pelandrone non è nemmeno capace di rubare una noce a uno scoiattolo».[18]

Anche i manga, i fumetti giapponesi, in alcuni casi sono censurati. Per esempio in seguito ad alcune proteste del Moige, la Star Comics è stata costretta a censurare, dalla terza edizione in poi, una scena del manga Dragon Ball, ritenuta non adatta ai minori. C'è un altro caso di manga censurato: la Planet Manga ha infatti censurato il manga in un volume Ludwig, pubblicato nel novembre 2005, per nascondere la relazione incestuosa e pedofila tra Biancaneve e suo padre.[19]

Note

  1. ^ Censura sui film addio. Nuove regole per i minori anche sui videogiochi, articolo de "Il Sole 24 ore", del 20 luglio 2007
  2. ^ Rivoluzione-censura: divieti per gli under 10 per i film obbligo di autocertificazione, articolo de "La Repubblica", del 20 luglio 2007
  3. ^ www.ilbazardimari.net
  4. ^ www.ilbazardimari.net
  5. ^ censure su www.ilbazardimari.net.
  6. ^ Ad esempio con la sostituzione nei dialoghi dei termini uccidere e ammazzare con eliminare, far fuori o togliere di mezzo, oppure con il cambiamento del colore del sangue.
  7. ^ www.ilbazardimari.net
  8. ^ www.adam-homepage.eu
  9. ^ [1]
  10. ^ [2]
  11. ^ [3]
  12. ^ Topolino Story 1952, pag. 70
  13. ^ www.seriesam.com
  14. ^ [4]
  15. ^ www.storiaefuturo.com
  16. ^ www.storiaefuturo.com
  17. ^ associazioni.monet.modena.it
  18. ^ www.papersera.net
  19. ^ www.ilbazardimari.net

Voci correlate

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